domenica 6 maggio 2012
Immigrazione, una risorsa...
Roma - Il Pdl e la Lega denunciano il fenomeno da tempo. Ma da alcuni mesi sono i blitz delle Fiamme Gialle ad accendere i riflettori sui tanti casi di truffe ai danni dell’Inps da parte degli immigrati che ottengono l’erogazione dell’assegno sociale per congiunti «over 65», in realtà residenti all’estero. L’ultimo caso si è verificato a Terni. Ma il fenomeno dei «furbetti del ricongiungimento familiare» è stato registrato e denunciato a più riprese in regioni come l’Emilia, la Toscana, il Veneto, il Friuli e non solo. Nei giorni scorsi anche il governo Monti si è soffermato sulla questione rispondendo a una interrogazione firmata mesi fa dai deputati Marco Zacchera (ora sindaco di Verbania) e Stefano Stefani. Il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra,ha ammesso l’esistenza del problema e si è impegnata, di concerto con l’Inps,a far salire il livello dei controlli rispetto alle tante anomalie che stanno emergendo.
Di certo, in tempi di ristrettezze, il vitalizio elargito ai parenti degli immigrati inizia a pesare sulle casse del nostro ente previdenziale.Per l’anno 2012 l’assegno sociale è pari a un importo annuo di 5.577 euro, pari a 13 mensilità da 429 euro. Tale importo costituisce sia l’entità dell’assegno spettante, sia il limite di reddito oltre il quale non si ha più diritto a percepirlo. La platea dei possibili beneficiari si estende a tutti gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5.577 euro. Il problema è che gli extracomunitari con carta di soggiorno in regola, residenti in Italia da dieci anni, possono presentare domanda di ricongiungimento familiare e fare arrivare in Italia genitori o parenti anziani, facendo così scattare un effetto moltiplicatore. Tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella Finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri. Il governo di centrodestra, nel 2009 è riuscito a restringere la possibilità di richiedere il ricongiungimento ai residenti in Italia «legalmente e continuativamente» da almeno dieci anni. Ma al di là dell’opportunità di una norma che consente di attingere alla cassaforte della nostra previdenza a chi non ha mai versato un euro di contributi nel nostro Paese, il problema sta anche nel buco nero dei ricongiungimenti fittizi.
I casi di stranieri anziani che, attirati dal miraggio del guadagno facile, si trasferiscono e poi una volta avuto l’assegno sociale tornano in patria quando invece dovrebbero avere in Italia la «residenza abituale», sono frequenti. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 fattispecie di questo tipo. Le Fiamme Gialle spiegano che smascherare la truffa non è semplice: «Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza è fittizia, controllare i vari visti sui passaporti, verificare le utenze e incrociare i dati, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno». La scorsa settimana, l’ufficio immigrazione della questura di Terni ha individuato il caso di una cittadina indiana di 76 anni, assente dall’Italia da mesi che continuava a percepire l’assegno. Lo stesso faceva una coppia di albanesi, 72 anni lui, 67 lei. Questi casi sono stati segnalati all’Inps per la sospensione o revoca dell’assegno sociale. Il fenomeno è, comunque, in aumento su tutto il territorio nazionale e si teme che possa assumere i contorni da assalto alla diligenza, visto che il censimento Istat appena pubblicato ha indicato come i residenti regolari siano triplicati negli ultimi dieci anni, toccando quota 3 milioni e 700mila con rimesse verso l’estero che ammontano ormai 7,4 miliardi di euro l’anno (ma si stima che una cifra quasi equivalente percorra vie ufficiose).
Basta fare un giro sul web per trovare testimonianza del tam- tam in corso su questo tema. Vari siti dedicati agli stranieri spiegano le procedure e offrono consigli per accedere al beneficio. Senza contare che il fenomeno dei «vitalizi facili» non investe solo gli stranieri ma anche quegli italiani che, pur avendo vissuto 10 anni in Italia, magari nei primi anni di vita, si sono poi trasferiti all’estero per oltre 50 anni e attraverso residenze fittizie in Italia riescono a percepire l’assegno sociale. Fattispecie anomale su cui si stanno attivando i gruppi del Pdl in varie regioni, cercando di sensibilizzare l’esecutivo. Il Pdl emiliano, ad esempio, propone di «prevedere l’obbligo di ritirare personalmente l’assegno sociale alle Poste, firmando un apposito registro». Il tutto accompagnato da controlli accurati nei Paesi d’origine al fine di accertare la situazione finanziaria, contributiva, bancaria e pensionistica degli ultra 65enni richiedenti la pensione sociale in Italia. Verifiche indispensabili per pizzicare i furbetti del vitalizio e impedire che gli abusi ai danni del nostro welfare state si diffondano a macchia d’olio.
Gli statali non si toccano!
Il governo cambia registro: dopo i sacrifici arriva la festa. Peccato però che alla festa siano stati invitati proprio quelli per i quali i sacrifici non erano mai cominciati. Infatti i regali iniziano, guarda un po’ che strano, proprio dalla più grande ed intoccabile casta del Paese: quella dei dipendenti pubblici. Il ministro Filippo Patroni Griffi (casualmente, dipendente pubblico) ha messo a punto un’intesa con sindacati ed enti locali dove, come per magia, spariscono tutti i punti più controversi della riforma Fornero e che saranno applicati ai lavoratori privati (quelli di serie B) per essere sostituiti da un mondo di accordo e armonia.
In questa nuova Arcadia, pagata dai cittadini, l’articolo 18 rimane in piedi, più saldo che mai, dato che non sarà previsto alcun indennizzo per i licenziamenti ma solo il reintegro, le mobilità verranno «gestite in ogni fase con i sindacati» e l’abbozzo di premialità, tentativamente accennato nella sua riforma da Brunetta, viene smantellato dal suo ex collaboratore in favore di bizantinismi quali la «performance organizzativa» che, si può scommettere, preluderà al ben noto «più premi per tutti» senza bisogno di farlo diventare uno slogan elettorale. Tutto questo mentre il governo ci prende allegramente in giro ingaggiando nuovi tecnici e domandando ai cittadini di fare il lavoro al loro posto segnalando gli sprechi con un indirizzo tipo «S.o.s. Gabibbo» per trovare chissà come e chissà dove solo cinque miliardi di spesa da tagliare. Adesso basta, la misura sta cominciando a diventare più che colma. Mentre i cittadini hanno la bava alla bocca contro i politici e contro Equitalia, occorre ricordare che se anche portassimo a zero la paga di deputati e senatori il bilancio dello Stato rimarrebbe immutato mentre Equitalia sostanzialmente esegue degli ordini.
Valutiamo, invece, cosa «pesa» il pubblico impiego e cosa comporta la supertutela di cui essi godono e che, non si capisce seguendo quale principio o logica, si sta pensando di rafforzare ancora. Premessa necessaria: quando si ragiona su grandi numeri necessariamente si parla di medie, dove finiscono nello stesso calderone sia il carabiniere che rischia la vita combattendo la mafia per pochi soldi che l’impiegato assenteista o il dirigente strapagato che bada solo alle sue consulenze. Però i numeri sono numeri e da quelli non si può prescindere: il costo del pubblico impiego «diretto» (non consideriamo il parastato) è la bellezza di 177 miliardi all’anno. La retribuzione lorda media di un pubblico dipendente è di circa 35mila euro a fronte di 26mila per il settore privato. Quindi i dipendenti privati sono meno pagati, meno tutelati, più precari e rischiano il posto se l’azienda fallisce (e ne stanno fallendo tante).
L’obiezione del dipendente pubblico a questo punto di solito è: «Ma io ho vinto il concorso». Certo, ma non bisogna confondere un concorso con una lotteria pagata dai contribuenti. Se per un posto statale si presentano in diecimila, tutti qualificati, evidentemente quel posto è troppo pagato, troppo tutelato o tutti e due, il contrario se non si presenta nessuno. Non voler riconoscere la natura di privilegio di certi impieghi (senza contare i benefit passati, vedi le baby pensioni) e anzi, rafforzarne la disuguaglianza, è mistificazione. Vogliamo ridurre la spesa senza bisogno del numero verde antisprechi? Se, per grossolana ipotesi, tagliassimo le retribuzioni pubbliche per riportarle in linea con l’impiego privato spenderemmo 37 miliardi strutturali in meno all’anno, mentre se portassimo in tutte le regioni il numero di dipendenti statali per 1.000 abitanti in linea con quanto accade in Lombardia (intesa come riferimento virtuoso) taglieremmo altri 25 miliardi. Un tesoro di 62 miliardi che consentirebbe di ridurre davvero le tasse e da cui attingere una cospicua cifra per premiare davvero gli statali che meritano, dalla brava maestra, al poliziotto eroico, al medico esemplare, il cui lavoro è però offuscato dal privilegio per tutti, con benedizione sindacale e tecnica.
sabato 5 maggio 2012
Realtà e punti di vista su fisco e tasse
Fisco, è troppo chiedere buonsenso? di Marcello Foa
In uno Stato moderno gli agenti del fisco non dovrebbero essere considerati dai cittadini come un nemico da temere alla stregua di un nemico, anzi di una moderna Gestapo che impone la propria volontà a dispetto dell’evidenza, del buon senso, di argomentazioni fondate. In uno Stato moderno il fisco dovrebbe poter dialogare con i cittadini ed essere così ben radicato nel territorio da non aver bisogno degli studi di settore per stimare se il reddito di un libero professionista è congruo, anche perchè le differenze tra nord e sud, tra le regioni e persino da una città all’altra non sono omologabili. In uno Stato moderno il fisco deve saper distinguere tra il cittadino che evade e il cittadino che ha difficoltà a pagare le tasse e quello che sta lottando per salvare il proprio business e adottare un atteggiamento differenziato, inflessibile con il primo, dialettico se non comprensivo con il secondo. In uno Stato moderno la lotta alla criminalità organizzata, che di fatto controlla almeno tre regioni italiane, dovrebbe essere la priorità assoluta e gli imprenditori che qui generano lavoro e ricchezza dovrebbero essere trattati con riguardo in quanto fonte primaria del benessere collettivo. Tutto questo dovrebbe essere ovvio, ma l’Italia non è uno Stato moderno.
La lista dei suicidi si allunga
MILANO- Si è sparato in testa con la sua pistola e ora versa in condizioni gravissime lottando contro la morte nell'ospedale Loreto Mare di Napoli. Un uomo di 72 anni di Pozzuoli aveva ricevuto qualche settimana fa una cartella esattoriale di 15 mila euro e tutto porta a fare pensare che il gesto estremo sia stato dettato dalle difficoltà economiche dell'uomo. Compreso il messaggio lasciato ai suoi cari in un biglietto: «La dignità vale più della vita». L'ennesima tragedia che si consuma, all'indomani del sequestro- concluso in modo non violento- di Luigi Martinelli, l'ex imprenditore del bergamasco che armi in pugno per 6 ore ha tenuto in ostaggio un impiegato dell'Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia.
IL SUICIDIO TENTATO IN OFFICINA-Il tentato suicidio è avvenuto all'interno dell'officina dove l'uomo riparava le barche, in via Fedro a Napoli. A trovarlo è stato il figlio preoccupato dall'assenza del padre in casa e dal cellulare che squillava a vuoto. Di solito l'anziano si concedeva il sabato mattina una gita in barca nelle acque del Golfo di Napoli, ma le chiavi dell'imbarcazione erano state lasciate in casa. A quel punto i familiari hanno chiamato i carabinieri.
Zero virgola ma alleato di tutti... detta legge?
Adesso Pier Ferdinando Casini vuole governare la regia del parlamento. Adesso il ledaer centrista entra in pressing sulla maggioranza che fino ad ora ha sostenuto il premier Mario Monti per avere certezze sul futuro. "Chiederò un appuntamento a Bersani e a Berlusconi per sapere se vogliono sostenere il governo e vogliono andare avanti o se ogni giorno vogliono trovare un modo per distinguersi - ha spiegato Casini - finiamo la campagna elettorale, poi parliamo seriamente di tutto". A margine del suo intervento al congresso nazionale delle Acli, il leader centrista ha chiesto agli "alleati" una scelta di campo: o dentro o fuori. Il suo intento è quello di garantire ai tecnici la sopravvivenza fino al 2013.
Casini si sta rendendo conto di essere rimasto in minoranza. Sia il Pdl sia il Pd non nascondono più il proprio mal di pancia nei confronti del Professore: vuoi la raffica di nuove tasse, vuoi l'incapacità di partorire una riforma del lavoro incisiva, vuoi la reintroduzione della tassa sulla prima casa. Il parlamento sta - poco a poco - abbandonando Monti. "Ormai è il mio destino, in minoranza con Prodi, in minoranza con Berlusconi, resterò in minoranza anche adesso - ha aggiunto Casini - io le promesse e la demagogia fiscale ritengo che siano un tumore per il nostro paese". Secondo il leader centrista, la maggioranza deve andare avanti a rafforzare il governo nonostante la pressione fiscale eccessiva. Tanto che Casini sembra (quasi) giustificarla: "Questo avviene a causa dei tanti che non pagano le tasse. Se ci fosse meno evasione ci sarebbe una pressione fiscale più compatibile per tutti". Sul piano degli interventi in parlamento, Casini è tornato a chiedere una maggiore incisività nella lotta all’evasione fiscale che potrebbe portare nelle casse dello Stato un extragettito che, dopo la burrasca della crisi economica, potrebbe essere usato proprio per alleggerire le tasse sulle famglie e sulle imprese. "Oggi - ha concluso il leader centrista - non è il momento delle promesse demagogiche con le quali questo paese è arrivato dove è, cioè vicino alla grecia non solo geograficamente".
venerdì 4 maggio 2012
Immigrazione, la ricchezza dell'italia...
Senza contare quelli degli irregolari che spacciano...
I dati della Fondazione Leone Moressa: l'analisi dei flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita del Belpaese. Soldi frutto del lavoro fatto in Italia, ma che anzichè essere spesi qui da noi finiscono all'estero. Sono le rimesse degli immigrati: cioè i soldi che gli stranieri inviano ai parenti che sono rimasti nei paesi d'origine. E che nel 2011 hanno toccato la mostruosa somma di 7,4 miliardi di euro. Il dato è della Fondazione Leone Moressa, specializzata in ricerche e indagini sui temi dell'immigrazione, che ha analizzato i flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita dall’Italia da parte degli stranieri che vivono nel nostro paese registrando un aumento rispetto al 2010 pari al 12,5%. Mediamente ogni straniero in Italia invia nel proprio paese 1.618 euro all’anno, destinati per lo più in Asia e in Cina per la precisione. Si stima che i cinesi che risiedono in Italia riescono a mantenere 800mila connazionali in Patria. Roma, Milano, Napoli e Prato sono le province da cui defluisce il maggior importo di rimesse verso l’estero.
Per riuscire a quantificare il volume complessivo delle rimesse basti pensare che l’ammontare del denaro in uscita dall’Italia equivale allo 0,47% del Pil nazionale: anche in questo caso tale incidenza è aumentata rispetto allo 0,42% rilevato l’anno precedente. L’Asia è il continente maggiormente beneficiario delle rimesse che escono dall’Italia. Infatti con quasi 4 miliardi di euro, la macroarea asiatica concentra il 52% di tutti i flussi monetari; della rimanente parte, il 24,4% rimane all’interno dei confini europei, il 12,1% prende la via americana e l’11,5% quella africana. Rispetto al 2010 quasi tutte le destinazioni hanno subito un aumento in termini di rimesse inviate: il continente asiatico ha ricevuto dagli stranieri in Italia il 23,4% in più di denaro, le Americhe il 5,2% in più, l’Africa il 3,1% e il continente europeo l’1,6%. Roma è la provincia dalla quale defluisce il maggior volume di rimesse verso l’estero: si tratta di 2 miliardi di euro, pari a oltre un quarto di tutte le rimesse che escono dall’Italia. Seguono a ruota Milano, Napoli e Prato.
Un'altra realtà...
Il senatore Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, e l’onorevole Giacomo Stucchi hanno incontrato questo pomeriggio, nel carcere di Bergamo, Luigi Martinelli, l’imprenditore che giovedì pomeriggio si è barricato all’interno della sede dell’Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia prendendo in ostaggio 15 persone. Calderoli e Stucchi, pur condannando fermamente l’azione messa in atto dal Martinelli, azione che ha portato al coinvolgimento di tante persone estranee alla sua vicenda e al conseguente choc da esse subito, hanno scelto di incontrare Martinelli sia nel tentativo di comprendere i motivi che possano portare un cittadino a gesti così estremi - e non isolati, considerando i numerosi casi di suicidi che si sono verificati negli ultimi mesi tra gli imprenditori - sia per testimoniare personalmente la loro vicinanza rispetto a cittadini che, come lui, si trovano in situazioni di questo genere.
“Situazioni estreme, causate anche dall’esasperazione nei confronti di uno Stato che sembra veramente considerare il cittadino solo alla stregua di un suddito da spremere. Intanto durante il colloquio è emerso che il Martinelli aveva un debito non per 1000 euro, dunque una cifra esigua, come scritto dai media, ma di 44mila euro, dunque una cifra ben più consistente”, spiega a riguardo lo stesso senatore Roberto Calderoli (ma il debito non si riferisce solo ad Equitalia ma ad un insieme di soggetti: Consorzio di Bonifica, canone Rai, ecc) che aggiunge: “Nel corso del nostro colloquio abbiamo messo a disposizione dell’interessato la possibilità di essere difeso da un avvocato di fiducia, individuato nella persona di Matteo Brigandì, il quale ha già manifestato la sua piena disponibilità a difenderlo. Da parte nostra, come Lega Nord, ribadiamo il nostro totale impegno per provare a cambiare uno Stato che al momento sembra non riconoscere il diritto al cittadino di poter vivere e lavorare senza essere strangolato dall’oppressione di una tenaglia fiscale che sta portando al limite la sopportazione dei cittadini, come dimostrato dai tanti gesti estremi cui purtroppo stiamo assistendo nelle ultime settimane”. Gli stessi Stucchi e Calderoli hanno poi avuto un colloquio telefonico con il dipendente dell'Agenzia delle Entrate tenuto a lungo in ostaggio dal Martinelli, Carmine Mormandi, al quale hanno espresso la loro solidarietà per l'accaduto, sincerandosi al contempo sulla sua situazione dopo questa traumatica esperienza.
Equitalia nella serata di venerdì ha confermato che il debito complessivo con loro non è di 44mila euro. In una nota si legge che «la somma ammonta a circa 2 mila euro ed è relativa a canoni Rai e imposte richieste dal Consorzio di bonifica della Media Pianura Bergamasca», e che non è ancora stata attivata una azione esecutiva di recupero. La nota però precisa: «Nel 2001 al signor Martinelli era stata notificata una cartella di oltre 32 mila euro, pagata il 9 ottobre 2003 con l’adesione al condono (art. 12 della legge n. 289/2002 )».
Schegge impazzite, idioti laureati al governo
Eh sì, il governo gioca coi numeri. Al ribasso, ovviamente. Ieri l'ingrato compito è toccato al viceministro dell'Economia Vieri Ceriani che ha incontrato i giornalisti per porre un freno alla valanga di polemiche messe a destra e a manca contro la nuova imposta sulla prima casa. Non è ancora stata pagata la prima rata che l'Imu è già la tassa più odiata dagli italiani. Sarà perché sin dall'inizio il governo Monti non è mai stato chiaro sull'esborso, sarà perché andare a far pagare un bene che è prima di tutto un diritto rischia di andare a colpire anche i cittadini meno abbienti, sarà perché i tecnici cancellano con uno schioccare di dita la lotta fatta (e vinta) da Silvio Berlusconi alla vecchia Ici.
Quello che il governo non dice ai contribuenti è quanto andranno a pagare. O meglio: dice e non dice. E una mezza verità equivale a una bugia. "Il 70% dei proprietari di prime case pagherà in media 200 euro. Il restante 30% sarà esente", aveva spiegato ieri in conferenza stampa Ceriani sottolineando che non si tratta di "cifre drammatiche". Della serie: che vuoi che siano 200 euro? Punto primo: sono tanti per chi non ne ha. Punto secondo: il calcolo del vice ministro dell'economia non tiene conto di una variabile: i Comuni. Quello che, infatti, il Tesoro non dice agli italiani è che i conti effettivi potranno essere fatti soltanto a fine anno, cioè quando gli enti locali avranno deciso quale aliquota far pagare ai contribuenti. Secondo l'Osservatorio della Uil sui servizi territoriali, già tredici Comuni hanno infatti deciso di portare l'Imu sulla prima casa oltre il 5 per mille. Tutti gli altri avranno tempo fino al 30 settembre. Non solo. Su Repubblica Roberto Petrini spiega chiaramente che "anche l'aliquota di base potrà variare con un decreto del governo se il gettito non produrrà i 2,4 miliardi attesi".
Sin dall'introduzione dell'Imu da parte del governo Monti il Pdl si è schierato contro. Tanto che nei giorni scorsi è montato il malumore tra il partito del Cavaliere e i tecnici. "Oggi siamo in presenza di una complessa e confusa disciplina normativa introdotta con la nuova Imu che oltre a penalizzare fortemente i comuni, a nostro avviso, introduce da un anno all’altro un aggravio fiscale insostenibile e inaccettabile per i cittadini", ha scritto oggi il segretario Angelino Alfano in una lettera ai sindaci del Pdl ribadendo l’impegno per "l’eliminazione della tassazione sulla prima casa sin dal 2013". L'appello dell'ex Guardasigilli è diretto proprio ai Comuni che adesso possono decidere se mantenere invariata l'aliquota. "È necessario che ciascun sindaco si impegni in questa battaglia contro una tassa profondamente ingiusta", ha spiegato Alfano chiedendo ai primi cittadini di "mantenere invariata l’aliquota sull'Imu" senza, quindi, aumentarla rispetto a quanto stabilito dal governo. La battaglia resta, comunque, aperta. L'appoggio del Pdl all'esecutivo dei tecnici non è più così scontato. Ieri sera, in piazza per la campagna elettorale di Monza, Berlusconi ha dato l'ultimatum al premier Mario Monti: "Non accetteremo provvedimenti contrari al buon senso". Il Cavaliere non esclude, infatti, l'appoggio esterno al governo.
giovedì 3 maggio 2012
Grillo, Amato, Bondi e il trio lescano
Grillo contro Amato E' un 'vaffa' a tutti noi. Il leader del Movimento 5 Stelle critica il governo Monti che ha arruolato il pensionato d'oro Amato
Grillo all'attacco di Amato chiamato da Monti per contenere i costi della politica. "E' uno schiaffo agli italiani, una pernacchia un vaffanculo della Casta", dice. "Affidare un incarico al superpensionato Amato per contenere i costi - insiste Grillo - è una dichiarazione di guerra a chi non riesce a mangiare con la sua pensione e dopo il taglio di 200 euro al suo misero reddito decide farla finita buttandosi dal terrazzo. I sacrifici, o li facciamo tutti, o non li fa nessuno". E incalza: "Ma questo, Rigor Montis non lo sa. Non capisceche senza esempi, occupandosi di ritagli e frattaglie al posto dei tagli e senza l’appoggio dell’opinione pubblica, è già finito. Che sarà travolto. Un ferrovecchio a cui i partiti cercheranno di attribuire le colpe per poi essere spazzati via a loro volta. Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento, ma forse loro non ci saranno".
Nomine-provocazione: Beppe Grillo dal suo blog torna ad attaccare il governo, liquida come "una provocazione" la nuova tornata di nomine. "E' come - incalza - buttare un fiammifero acceso in un pagliaio. Qualche volta mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico". "Qualche volta - prosegue Grillo - mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico. L'Italia è sull'orlo del collasso economico, dopo il quale può succedere di tutto. Al confronto di Rigor Montis, di Alfano, Bersani e Casini, Maria Antonietta, alla quale venne attribuita la frase 'se non hanno pane, mangino brioches!', rivolta al popolo affamato durante la Rivoluzione francese, è una statista". E' un fiume in piena, Grillo che scrive: "Giulano Amato -ha una certa esperienza nel maneggiare i soldi e di finanziamenti pubblici, è stato tesoriere del PSI di Craxi. Uno dei rari casi in cui il tesoriere fa carriera e il capo finisce sotto accusa e latitante. L’esatto contrario dei tesorieri Belsito della Lega e di Lusi della Margherita. Si invocano i tagli e si imbarca un tizio che prende 32.000 euro di pensione al mese. E’ uno scherzo di Carnevale?".
Beppe Grillo si domanda: "Qualche volta, mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico". Monti ha capito benissimo dove si trova e per fare cosa... chi non ha capito è proprio il trio lescano. E tra l'altro, oltre al topo di cui sopra, c'è anche il santo risanatore; Enrico Bondi, qui qualche santo miracolo su di lui. Sul fatto della buffoneria, ancora una volta i servi dei servi hanno dato dato il meglio di se proprio oggi in parlamento: sui finanziamenti ai partiti, è tutto rimandato... le tasse a noi poveri idioti invece no.
Esasperazione umana
MILANO - Spari all'interno della sede dell'Agenzia delle entrate di Romano di Lombardia, nel bergamasco, dove poco prima delle 16 di giovedì pomeriggio un cinquantenne, armato di un fucile, ha preso in ostaggio quindici persone. L'uomo ha poi liberato tutti gli ostaggi, tranne uno, un impiegato di lungo corso che è ancora all'interno dell'edificio. Intorno alle 17.30, un maresciallo dei carabinieri è entrato per trattare con il sequestratore che non sarebbe ancora stato identificato. I carabinieri gli avrebbero chiesto di prendere un militare al posto dell'impiegato ma lui avrebbe rifiutato. Il sequestratore ha chiesto di parlare con la stampa, annunciando che solo dopo libererà l'ostaggio. Ha urlato frasi sconnesse da cui si è capito che è in difficoltà economiche e che minaccia di togliersi la vita. L'uomo avrebbe ricevuto una serie di cartelle di Equitalia che non è in grado di pagare. I colpi sparati sono stati un paio, rivolti al soffitto, e non hanno causato feriti.
IL SINDACO - I testimoni «hanno raccontato di una persona estremamente agitata ma ragionevole, visto che ha lasciato andare 14 persone» dice Michele Lamera, sindaco di Romano di Lombardia. Secondo il primo cittadino, nella zona «la situazione economica è critica come in tutto il Paese» ma «non mi ha aspettavo un gesto così eclatante». Il sindaco ipotizza anche che il sequestratore possa essere un residente dei paesi limitrofi.
EDIFICIO CIRCONDATO - Alcune decine di militari stanno presidiando il piazzale davanti all'entrata degli uffici, in molti con in mano armi di ordinanza e indosso giubbotto antiproiettile. Sul posto anche numerosi funzionari della Questura. In volo sopra l'edificio un elicottero dell'Arma. L'Agenzia delle entrate si trova al piano terra di un edificio di 5 piani che al momento non è stato fatto evacuare. Per decine di metri intorno al quartiere - dove si sono riversati molti curiosi - il traffico è bloccato in ogni direzione.
mercoledì 2 maggio 2012
Il salvatore buono a nulla...
A parte il fatto che è stato lui a dire che con il "crescitalia" tutto si sarebbe aggiustato e l'italia sarebbe andata come un treno... ma se non è capace di fare altro oltre che tassare, è ora che se ne torni a casa propria. E nel frattempo, l'ennesimo suicida.
MILANO - «Non aspettiamoci troppo da riforme strutturali come quella del lavoro, come dimostra l'esperienza americana». Lo ha dichiarato il premier Mario Monti, intervenendo al seminario di Italianieuropei. Un'occasione, per il presidente del consiglio di parlare di crescita, austerità e di evasione fiscale. Lo spunto sull'Italia l'ha offerto il premio Nobel Joseph Stiglitz che ha bacchettato il professore. L'austerità? «Da sola non funzionerà - ha precisato Stiglitz - non basterà per risollevare l'Europa dalla crisi economica. Nella storia nessuna grande economia europea si è mai ripresa rapidamente solo con l'austerità - ha spiegato -. Deve essere chiaro che la situazione peggiorerà». «È molto importante convincerci che l'insufficiente crescita è esistita: cosa che è stata negata fino a poco tempo fa - la risposta di Monti -. Oggi questo mostro della mancata crescita lo vediamo a nostre spese».
LA CRESCITA - Di tempo, ne servirà per risollevare le sorti del Paese. «E non ne basterà poco» ha confermato Monti, sottolineando che nessuno deve aspettarsi miracoli. «Non aspettiamoci troppo da riforme strutturali come quella del lavoro - ha dichiarato - come dimostra l'esperienza americana». Un concetto che era stato spiegato poco prima anche dal premio Nobel: «Un mercato del lavoro flessibile non risolverà i problemi dell'Italia». Il professore si è soffermato anche sull'Europa e le sue carenze: «L'Europa non sta facendo certo molto bene, il problema è che accanto all'obiettivo della crescita, l'Europa ha l'obiettivo di costruire se stessa - ha detto il premier - integrare l'economia e le istituzioni europee che può comportare anche una rinuncia alla crescita nel breve periodo, purtroppo». Quanto all'Italia, l'obiettivo del pareggio di bilancio sarà rispettato «perchè abbiamo preso tutte le misure necessarie».
EVASIONE - Su un tema come quello dell'evasione fiscale, il presidente del consiglio è molto chiaro: «Saremo più pesanti contro l'evasione - specifica Monti - e chi incita a evasione meriterebbe un trattamento molto più rigoroso nel contesto sociale». Il riferimento, implicito, è alla crociata anti-Imu della Lega: «Questo è un Paese che non ama molto le tasse - ha premesso Monti - ma ci sono dichiarazioni che, come esponente del Governo, ho il dovere di dichiarare inaccettabili come quella di non pagare l'Imu».
I DEBITI - Sul problema dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese, Monti annuncia una soluzione europea: «Bisognerebbe, e in questa direzione stiamo lavorando - ha spiegato - trovare una soluzione concordata sul piano europeo che permetta prima dell'entrata in vigore del fiscal compact di fare un'operazione trasparenza dei debiti verso le imprese: emersione, pagamento, correzione delle statistiche. Da quel momento rien ne va plus». Impossibile invece una compensazione crediti-tasse.
Ridicole inutili lauree e ridicoli ed inutili laureati
Non sono capaci di tagliare sprechi e privilegi della politica ma chiedono aiuto (finto) a noi cittadini per prenderci ancora in giro. BUFFONI! Non siete capaci, tornatevene a casa.
Il modulo «Esprimi la tua opinione». Catricalà: «Entro 15 giorni il piano di Bondi». Fassina: «Nomine senza senso». E Alfano replica a Monti: «Togliere ici, scelta che rifaremmo domani». Il governo: segnalate sprechi via web. Il modulo «Esprimi la tua opinione». Catricalà: «Entro 15 giorni il piano di Bondi». Fassina: «Nomine senza senso»
MILANO - Un modulo sul sito del governo pensato per i cittadini con l'obiettivo di aiutare i tecnici a individuare gli sprechi e le spese futili. E' l'ultima iniziativa dell'esecutivo che ha inserito sul suo indirizzo web una sezione apposita denominata «Esprimi la tua opinione», sulla scia della bozza del decreto legge sulla spending review (revisione di spesa) che prevede un risparmio di 4,2 miliardi nel 2012 teso a evitare l’aumento di due punti dell’Iva previsto per gli ultimi tre mesi del 2012. «Nel complesso, - scrive Palazzo Chigi - la spesa pubblica rivedibile nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è notevolmente inferiore, stimabile in circa 80 miliardi».
I TAGLI - Il provvedimento prevede l'eliminazione di spese di rappresentanza e spese per convegni, ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti, riduzione anche mediante accorpamento degli enti strumentali e vigilati e delle società pubbliche. Ma non solo. Nella direttiva, contenuta in quattro pagine, Monti indica le 11 attività per la revisione della spesa, la cui la ricognizione degli immobili in uso; riduzione della spesa per contratti di affitto, definizione di precise connessioni tra superficie occupata e numero degli occupanti. Poi l'ottimizzazione dell'utilizzo degli immobili di proprietà pubblica anche attraverso accorpamenti di uffici e amministrazioni e la restituzione all'agenzia del demanio degli immobili di proprietà pubblica eccedenti i fabbisogni. Ma non solo, anche la proposizione di impugnazioni di sentenze di primo grado che riconoscano miglioramenti economici o progressioni di carriera per dipendenti pubblici, onde evitare che le stesse passino in giudicato. I progetti dovranno essere presentati entro il 31 maggio e, se non arriveranno risposte, il presidente del consiglio potrà adottare decisioni. La direttiva, tra l'altro, costituisce un comitato di ministri, presieduto da Monti, che avrà proprio il compito di coordinare l'attività di spending review. La riduzione delle spese pubbliche attraverso la spending review, informa il sito web di Palazzo Chigi, «non sarà lineare ma - si sottolinea - selettiva, e sarà realizzata potenziando la linea di risparmio seguita dal governo nei primi mesi di attività: ad esempio i risparmi, per oltre 20 milioni di euro, prodotti dalla Presidenza del Consiglio grazie alla diminuzione delle consulenze e ai tagli all'organico, la riduzione degli stipendi dei manager pubblici, i tagli sui voli di Stato e sulle auto blu, la soppressione di enti, o la riforma delle Province».
IL PIANO DI BONDI - E i primi provvedimenti arriveranno presto: «Entro 15 giorni Enrico Bondi (il risanatore dei conti Parmalat nominato commissario per la gestione delle spese, ndr) dovrà presentare il piano per i tagli di sua competenza» pari a circa 2,1 miliardi di euro. Lo ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, a margine del bilancio di fine mandato dell'Agcom. Alla domanda su quanto sia la parte di tagli, del totale di 4,2 miliardi di euro, spettante a Bondi, Catricalà ha risposto, «più o meno la metà». E sulla nomina di Bondi è arrivato l'affondo di Stefano Fassina: «Confesso di non aver capito il senso di queste nomine», ha detto il responsabile economico del Pd ospite di Agorà su Rai Tre. «Comunque - ha continuato - per fare le cose bene bisogna sapere dove si mettono le mani».
CAMUSSO - Critica sulla scelta del governo di fornire una spazio di denuncia ai cittadini è il segretario della Cgil Susanna Camusso: «Mi sembra stano abbiamo un governo dei tecnici che nomina dei tecnici e poi chiede alla popolazione di fare il lavoro che dovrebbero fare i tecnici che hanno nominato i tecnici.... Mi pare assurdo».
ALFANO - Intanto però non si placa la polemica dei giorni scorsi tra il Pdl e Monti sulla vicenda dell'Ici, che per il premier non dioveva essere abolita. «Togliere l'Ici sulla prima casa è stata una scelta giusta che rivendichiamo» ha detto a Lucca il segretario del Pdl, Angelino Alfano. «Lo rifaremmo domani mattina», ha aggiunto. Parlando dell'Ici e dell'Imu, Alfano ha ribadito che «abbiamo già ottenuto che l'Imu si paghi in tre rate. Lavoreremo perchè questa tassa possa essere una tantum».
martedì 1 maggio 2012
L'ideona che non c'è...
Passera, il golden boy a caccia della "ideona" di Giancarlo Perna
A lungo enfant prodige dell’economia italiana, Corrado Passera non è ormai più enfant a 57 anni e ha smesso di essere prodige da quando, entrato nel governo, non ha fatto un tubo. Dal seggio di ad di Intesa SanPaolo, poco prima di diventare ministro dello Sviluppo, Corradone (eretto, sfiora l’1,90) tirava le orecchie al Berlusca e Tremonti trattandoli da brocchi incapaci di raddrizzare la barca dell’economia. Lasciava intendere che lui avrebbe risolto con uno schiocco di dita. Ecco, in un’intervista al Corriere della Sera, come strattonava i berlusconiani.
Ma dove si trovano le risorse? chiedeva il giornalista che, ancora ignaro di quello che Passera sarebbe stato come ministro, prendeva sul serio il vaniloquio. «Non è facile», fece Corrado con sussiego e, dopo una pausa che sottintendeva «se però mi lasciaste fare», esternò l’ideona: «Le risorse si possono e si devono trovare. Dobbiamo investire 40-50 miliardi all’anno per cinque, sei anni. Non sono cifre fuori dalla nostra portata. Ci sono tanti fondi pubblici non spesi, fondi comunitari, autofinanziamenti, fondi privati... bla, bla, bla». Questo fu il Passera guascone, quando era facile parlare perché in prima linea ci stavano altri. Ora che tocca a lui, la sicumera è sfumata. «Non c’è un’ideona», si è arreso Corradone dopo averci ponzato per cinque mesi. Non ci sono miliardi, fondi comunitari, pieghe del bilancio. Dobbiamo solo «pazientare», aspettando che i sacrifici inflitti da Monti vadano a buon fine. Ma come il salasso possa rimetterci in salute non lo spiega nessuno, né il premier né il loquace Passera. Siamo nelle loro mani. E Dio solo sa in che mani siamo. Corradone è il primogenito di una famiglia di albergatori comaschi. Ha due fratelli: Antonello e Bianca. I tre possiedono nel capoluogo lacustre due hotel quattro stelle, il Terminus sul Lungolago e il Villa Flori verso Cernobbio, una quota del sublime Villa d’Este, il ristorante Raimondi. Dei beni si occupa Antonello.
Il Nostro seguì invece la scia del denaro. Fece Economia alla Bocconi, prese un Mba a Philadelphia ed entrò in McKinsey, massima società orbe terracquea di consulenza aziendale. Dopo cinque anni di tirocinio, 1980-1985, si mise sul mercato. Carlo De Benedetti lo adocchiò e Corrado si fece le ossa in Cir, Mondadori, Olivetti. Trattando per conto dell’Ingegnere l’affare Sme, l’agroalimentare che De Benedetti voleva per quattro soldi dall’Iri, frequentò il suo presidente, Romano Prodi. Conobbe invece Silvio Berlusconi nel braccio di ferro sulla Mondadori. A 38 anni era già nel giro di quelli che avrebbero retto il Paese nel successivo ventennio. Nel 1996, Passera si affrancò dall’Ingegnere entrando nell’ambiente bancario. A chiamarlo come ad dell’AmbroVeneto fu Giovanni Bazoli, autorevole baciapile bresciano vicino a quel tristacchione di Mino Martinazzoli, detto Crisantemo. L’enfant prodige trascorse un biennio in mestizia, finché l’amicizia con Prodi portò il primo frutto. Romano, allora premier, lo volle ad delle Poste che erano un colabrodo. Corradone le risanò «esodando» 20mila persone, inventando la «posta celere» che ci restituì il piacere di ricevere gli auguri di Natale prima che fosse Pasqua e trasformando le Poste in una simil banca. Compiuta la missione, Passera ebbe l’occasione della vita diventando il primo banchiere italiano come ad di Intesa SanPaolo. Ci rimase dal 2002 fino alla nomina a ministro nel novembre 2011. Nei dieci anni, ha guadagnato 43,9 milioni. Entrando nel governo, il compenso è diminuito di otto volte. Di questo gli va dato atto. Come anche di non essere un ingrato.
Dopo le Poste, è infatti rimasto un fedelissimo di Prodi fino a partecipare platealmente, lui banchiere numero uno, alle primarie 2005 dell’Ulivo per appoggiarlo. Col Berlusca le relazioni sono invece altalenanti. Corradone è più un pesce in barile alla Casini che un ammazzasette alla Berlusca. Il Cav però lo ha avuto al fianco nel salvataggio Alitalia - di cui banca Intesa è stata advisor - ma non, come vedremo, per la sua bella faccetta. Oggi, se lo trova di nuovo contrapposto sulle frequenze tv che invece di essere gratuite saranno messe all’asta. Alti e bassi tra uomini di mondo. Sull’uscio dei cinquant’anni, Passera, già maritato e con due figli, si è invaghito. Ha ripudiato la moglie, Cecilia Canepa, per una giovanetta di diciannove anni più giovane, Giovanna Salza, dalla quale ha avuto due nuovi rampolli e che ha sposato con qualche ritardo l’anno scorso sulle rive del lago natio. Rito civile, ovviamente, nonostante il suo penchant religioso e gli eccellenti rapporti con Cl al cui Festival riminese non manca mai. Giovanna era la pr di AirOne, la compagnia di Carlo Toto che si è fusa con Alitalia nell’operazione benedetta dall’ad di Intesa. Poiché Toto era indebitato con la banca, si è arguito che Passera più che dare una mano al Cav, l’ha data a se stesso per rientrare nel credito con Toto (appioppando i debiti avionici allo Stato, cioè a voi e me) e alla sua signora che, dipendente di Toto, ha fatto un figurone col datore di lavoro.
Nella moltiplicazione dei danée, l’enfant è un mago. Tempo fa, il Corsera raccontò che i Passera nel 2009 avevano riportato in Italia dieci milioni dopo la vendita a Madeira di una loro società. Corradone, imbarazzato, come tutti quando si parla di isole fiscali, si precipitò a precisare. Nel 1999 - scrisse al giornale - la LarioHotels, società di famiglia che raggruppa i due quattro stelle di Como (cento stanze in tutto), aveva ottenuto da banca Intesa 15 miliardi di lire (7,5 milioni euro) per comprare un altro albergo. L’acquisto era poi sfumato, ma poiché il mutuo era ormai erogato, la banca consigliò i clienti di trasferire i danée a Madeira. Il seguito è elementare. La famiglia tenne il gruzzolo ai tropici dove, grazie al clima, lievitò da 7,5 a dieci milioni, per poi riportarlo a Como da dove era partito. Nulla da nascondere, concluse Corradone. Peggio el tacòn del buso. Mettiamo sia tutto regolare del che, senza essere Befera, dubito. Ma sembra la storia di un altro pianeta. Chi, come LarioHotels, otterrebbe 15 miliardi con il reddito di sole cento stanze insufficiente perfino a pagare la rata del mutuo? A chi tra noi sarebbero stati versati i soldi una volta che la finalità del mutuo, l’acquisto di un nuovo manufatto, fosse sfumata com’è successo ai germani Passera? Infine, si è mai vista una banca che ti suggerisce di depositare le palanche in mezzo all’Atlantico anziché in una sua filiale? E la favola ce la racconta proprio lei, egregio dottore, che poi di Intesa è diventato il caudillo? Gliela diamo per buona a un patto: che in futuro usi la fantasia solo per trovare una via di uscita al Paese. Noi le saremo grati, lei recupererà credibilità.
... è per affossarci meglio...
L'asso nella manica di Mario Monti si chiama Giuliano Amato. L'ex presidente del Consiglio è stato incaricato dal Consiglio dei ministri di "fornire al premier analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati". Amato, tanto per ricordarlo, fu quello che a sole due settimane dal suo insediamento decise di prelevare il sei per mille da tutti i conti correnti italiani retrodatandone l’efficacia del diktat. Una stangata che colpì indistantamente. E Giuliano Amato è inoltre un sostenitore della patrimoniale come viatico per la crescita. E a proposito di patrimoniale, il premier durante la conferenza stampa a seguito di un Consiglio dei ministri durato cinque ore, ha detto: "Oggi dobbiamo recuperare in alcuni mesi il tempo perduto. Se all’Imu si preferisce una patrimoniale, il governo è pronto a valutare seriamente ogni proposta che garantisca parità di gettito effettivo".
Insomma, ancora una volta spunta l'ipotesi della patrimoniale. Perché, sostiene Monti a seguito delle critiche nei confronti dell'Imu, "se oggi c’è l’Imu bisogna accettare l’amara verità che per tre anni si è eliminata la tassa senza valutarne le conseguenze. L’Ici non doveva essere abolita in condizioni precarie e quando non si voleva riconoscere che l’Italia non cresceva come il resto della zona euro". Parlando della spending review, il presidente del Consiglio ha poi spiegato che "tutti invocano la riduzione delle tasse, sembra che il governo si diverta a imporre tasse elevate. Ma vorrei invitare tutti a considerare che gli italiani non sono sprovveduti:una riduzione del carico fiscale è possibile se tutti paghiamo le tasse e se tutti i comparti del settore pubblico partecipano ad un contenimento della spesa. Chi vuole diminuire le tasse sa che è necessario rivedere enti e società, compresa la Rai, dove la logica della trasparenza, del merito, dell’indipendenza dalla politica non è garantita". Infine, Monti ha annunciato che il taglio di 4,2 miliardi alla spesa pubblica per il 2012 eviterà tra il temuto aumento dell'Iva del 2%.
I regali del governo italiano
Lo rivela Mario Monti a pagina 36 del Def appena portato in Parlamento. Il premier italiano annuncia triste che a fine 2012 il rapporto debito pubblico/Pil schizzerà per l’Italia alla percentuale record del 123,4%. Una cifra mostruosa, che in parte deriva dalle scelte di politica economica del governo italiano, che mettendo troppe tasse ha provocato la recessione (facendo scendere dunque il Pil più delle previsioni) e che non tagliando la spesa ha provocato la crescita del debito pubblico. Ma c’è anche un’altra ragione dei guai italiani, che era meno nota. Monti infatti nel giro di poche settimane ha messo la sua firma sotto due decisioni dell’Unione europea. La prima è il varo del famoso trattato sul fiscal compact, che rischia di mettere in ginocchio l’Italia perchè prevede l’obbligo di rientro rapido nel parametro debito/pil del 60%, costringendo a fare manovre annuali da 40 miliardi di euro l’anno per circa 20 anni. Mentre il premier, ben conscio di quel debito pubblico che stava schizzando alle stelle, con la sua firma da una parte metteva la testa dell’Italia sotto la ghigliottina, dall’altra firmava altri documenti che aggravavano ancora di più la situazione dell’Italia sborsando la bellezza di 35,1 miliardi di euro a favore di Grecia, Portogallo e Irlanda.
Il Def lo racconta così: «Lo scorso anno per il 2012 si prevedeva complessivamente un esborso aggiuntivo per la Grecia di circa 0,2 punti di Pil inclusi nel fabbisogno. Tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello in corso gli accordi europei sono stati modificati prevedendo che gli aiuti alla Grecia transitino attraverso l’Efsf insieme con quelli per il Portogallo e Irlanda, approvati successivamente all’uscita del programma di stabilità del 2011 (che infatti non li includeva). L’ammontare previsto delle emissioni di debito Efsf, per la quota italiana, sarà pari a circa 29,5 miliardi di euro, cui vanno aggiunte le tranche di pagamento per la costituzione del capitale dell’organismo permanente Esm (European Stability Mechamism), pari a circa 5,6 miliardi per il 2012 (anche esse non previste nella stima dello scorso anno)». In tutto appunto fanno 35,1 miliardi di euro, una cifra spaventosamente alta che Monti si è impegnato a spendere senza per altro chiedere permesso al Parlamento né discutere pubblicamente della cosa. Certo, salvare la Grecia può essere utile anche all’Italia che era travolta dalla tempesta finanziaria subito a ruota. Ma quei 35,1 miliardi come oggi Monti riconosce, hanno un effetto grave sul debito pubblico italiano, visto che in cassa non c’erano e per pagarli si sono emessi nuovi titoli pubblici. «Complessivamente», scrive il premier italiano, «questi contributi rappresentano circa il 2,2 per cento del Pil, due punti percentuali in più rispetto alla stima dello scorso anno. D’altra parte la previsione per il fabbisogno del settore pubblico, proprio per effetto del superamento della modalità di erogazione diretta alla Grecia, è previsto essere inferiore di circa 0,2 punti percentuali di Pil rispetto alla stima dello scorso anno. A questo andamento dello stock del debito va poi associata una dinamica del Pil nominale decisamente più lenta».
Traduciamo per chi non fosse a conoscenza dei termini tecnici. Secondo gli accordi che l’Italia aveva con la Ue prima dell’arrivo dei governi tecnici, l’aiuto alla Grecia sarebbe stato di circa 3 miliardi di euro da pagare direttamente. Monti ha portato quell’impegno a 35,1 miliardi di euro, emettendo titoli del debito pubblico. Il risultato sarà che il deficit scenderà di 3 miliardi di euro non per merito del governo tecnico, ma per una scelta contabile. E il debito pubblico peggiorerà di 35,1 miliardi di euro, facendo schizzare il parametro debito/pil a quel 123,4% appena annunciato per il 2012. Valeva la pena mettere l’Italia in queste condizioni e aggravare ancora di più la manovra di rientro imposta dal trattato sul fiscal compact? Come ha fatto Monti a firmare con la mano destra lo stanziamento di quei 35,1 miliardi a Grecia, Portogallo e Irlanda e con la sinistra la ghigliottina che costringeva a tagliare quei 35,1 miliardi ogni anno per rientrare nei parametri fra debito e pil? Che logica ha aiutare gli altri paesi per impiccare l’Italia? Questa è una domanda che va rivolta al premier ma anche ai partiti che così acriticamente lo stanno sostenendo da mesi. A che serve un governo di unità nazionale? A farci morire tutti per obbedire alle regole di quella Angela Merkel che ormai tutti i paesi d’Europa non sopportano più, in primis la Francia che l’ha fatto ben capire con il suo recente voto alle presidenziali. Il governo di unità nazionale semmai era una grande occasione per dare all’Italia la forza di ribellarsi e fare le politiche esattamente opposte. Se la Germania vuole solo rigore, se ne vada lei dalla Ue. L’Italia difenda i suoi interessi. Che non sono certo quelli di essere costretta a sborsare 35 miliardi per gli altri, sapendo già che quel gesto la farà finire pure sul banco degli imputati.
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