lunedì 20 marzo 2023

Del quando siamo stupidi

Il generale Bertolini: “Ci stiamo facendo male da soli: così sabotiamo la pace, addio sovranità”. GIÀ COMANDANTE DEL COMANDO OPERATIVO INTERFORZE - “Le scelte dell’esecutivo alimentano l’incendio con altra benzina, come i missili”


“Ci stiamo facendo del male da soli, da più di un anno, intromettendoci in una guerra che non è nostra”. Il generale Marco Bertolini, ha appreso dal Fatto Quotidiano la notizia dell’addestramento presso la sede di Sabaudia (Latina) del Comando artiglieria contraerei dell’Esercito italiano, di un gruppo di militari ucraini all’utilizzo del sistema missilistico terra-aria Samp-T. Già a capo del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Bertolini è convinto che i rischi di tale comportamento siano “molteplici” e che schierarsi in maniera così netta non faccia altro che ostacolare qualsiasi tipo di trattativa di pace.


Generale, dopo la fornitura delle armi anche l’addestramento dei soldati ucraini su suolo italiano. Come legge questa strategia da parte del nostro governo?


Ci stiamo facendo ancora una volta del male da soli, intromettendoci in un conflitto che non è nostro. Stiamo prendendo sempre più le parti di uno dei due belligeranti, riducendo lo spazio per una trattativa di pace. Le prove di dialogo hanno già subito un duro colpo con l’incriminazione di Vladimir Putin, da parte della corte penale internazionale dell’Aja. Da parte nostra, alimentando l’incendio con altra benzina, le armi, non facciamo niente per circoscriverlo. Anzi. Era chiaro che dopo aver ceduto sistemi Samp-T all’Ucraina avremmo anche dovuto provvedere all’addestramento degli interessati, ma ciò non toglie che stiamo procedendo su una strada che renderà difficile, se non impossibile, riprendere le fila di una trattativa o recitare ruoli nella partita di pace.


Quali sono i rischi per il nostro Paese?


Il rischio è duplice. Innanzitutto continuiamo a gettare benzina sul fuoco fornendo armi ed energie a un altro Stato impegnato in guerra che rischia di diventare una never ending war, come l’Afghanistan, mentre dall’altro sottraiamo risorse preziose alla nostra difesa, un comparto già colpevolmente trascurato per decenni da un finto pacifismo che ora sembra essersi trasformato in un ultra-bellicismo trasversale a tutti i partiti. Poi c’è la progressiva erosione della nostra sovranità. Le armi e gli eserciti, infatti, sono prima ancora che strumenti di difesa presidi di indipendenza. Questa non può non soffrire se le nostre esigenze di difesa vengono subordinate a quelle di altri Paesi, non appartenenti alle nostre alleanze e impegnati per classiche rivendicazioni territoriali, come quelle di tutte le guerre, estranee agli interessi nazionali.


Il sostegno all’Ucraina viene letto come la necessità di aiutare Kiev a resistere ad una guerra di aggressione da parte della Russia, ai danni di uno Stato sovrano.


Ma quante guerre di aggressione ci sono state in questo “pacifico” dopoguerra? E quante ce ne sono tuttora nel mondo? Non mi sembra che siamo intervenuti in tutte le guerre a difesa degli aggrediti, o sbaglio? È la grande ipocrisia di questo conflitto del quale ci siamo accorti solo all’ultimo momento, mentre il fuoco ha covato sotto la cenere per almeno otto anni, dal 2014, nella nostra indifferenza. E qui si torna al problema della sovranità: stiamo sottraendo risorse, nemmeno il “virtuoso occidente.” L’abbiamo già visto con la Libia dove per “disciplina di alleanza” abbiamo lasciato che venisse distrutto un paese col quale avevamo ottimi rapporti, ricevendone in cambio quell’immigrazione clandestina che addirittura si è trasformata in un ulteriore e paradossale terreno di scontro tra le nostre forze politiche. Mentre amici ed alleati ci lasciano bollire nel nostro brodo.


Da telegram di Giorgio Bianchi

giovedì 2 marzo 2023

Ipocrisia

Meno della metà dei migranti morti a Crotone  è stata identificata. Tra essi si contano 25 afgani, 1 siriano, 1 palestinese e 1 pachistano. Provenivano tutti da paesi martoriati dalle guerre americane.  Si può ragionevolmente ipotizzare che, senza queste guerre, nessuno di loro avrebbe  lasciato la sua terra . Alla luce di questo fatto, è necessario dire poche parole di verità. I veri responsabili della morte di questi sventurati sono coloro che hanno materialmente distrutto i loro paesi e coloro che, con le parole e le omissioni, hanno permesso che venissero distrutti. Tra costoro si contano tutte le più alte cariche dello stato  e tutti i leader dei principali partiti italiani. La retorica e i lamenti che escono dalle loro bocche sono solo esercizi di ipocrisia


Silvio dalla Torre 

lunedì 27 febbraio 2023

Il bolognese

Mi desta una certa sorpresa constatare che, proprio per rendere concreti i nobili obiettivi allora proposti, il Parlamento Europeo, nei confronti del futuro dell’automobile, si sia schierato in favore dell’unica scelta produttiva nella quale Cina e Stati Uniti si trovano fortemente in vantaggio rispetto all’Europa. La decisione di abbandonare la produzione di ogni tipo di automobile spinta da un motore a diesel o a benzina, per passare ad un sistema a trazione puramente elettrica in tempi così ristretti (entro il 2035), ci obbliga infatti a mettere in secondo piano i progressi in corso nel campo dei biocarburanti, dell’idrogeno e delle altre tecnologie che vedono l’Europa combattere ad armi pari. Eppure vi sono sostanziali dubbi che la scelta compiuta sia la strada più conveniente per affrontare il problema del degrado del pianeta, data la quantità e la qualità di materie prime necessarie a produrre le batterie che costituiscono il motore dell’auto elettrica e dato l’elevato costo della rottamazione delle batterie stesse. Il tutto senza tenere conto dell’energia necessaria per muovere il loro peso, assai maggiore di quello di un tradizionale motore a combustione interna. Bisogna inoltre sommare a tutto questo il costo delle infrastrutture necessarie per la ricarica delle batterie, l’inquinamento provocato dalla produzione dell’energia elettrica (solo in parte generata da fonti rinnovabili) e, anche se in via di progressiva soluzione, la limitata autonomia delle auto elettriche e i loro lunghi tempi di ricarica. 


Non ci si deve quindi sorprendere se, a differenza di altri studi che giungono a conclusione opposte, una recente ricerca dell’Università di Monaco sostiene che, tenendo conto di tutti questi aspetti, un’auto elettrica finisce con il produrre, insieme a una cospicua caduta dei posti di lavoro, una quantità di CO2 superiore a quella di un motore a combustione interna di ultima generazione. Tanto più che, dati gli elevati costi delle auto elettriche, diverrà conveniente utilizzare per un tempo il più lungo possibile anche le auto più inquinanti oggi sul mercato. Nonostante i progressi tecnologici di Cina e Stati Uniti nella produzione delle batterie, i costi delle auto elettriche rimangono infatti ancora molto superiori a quelli delle tecnologie fino ad ora dominanti. Per un lungo numero di anni dovremo quindi incentivare gli acquirenti dell’auto elettrica con pesanti sussidi, dedicati ad acquistare prodotti che, nella quasi totalità, sono fabbricati in Cina o nei giganteschi impianti di batterie in costruzione negli Stati Uniti, sotto la spinta degli incentivi forniti dal governo. Mancando infine una politica industriale a livello europeo, le grandi imprese dell’Unione si stanno attrezzando per fare fronte a questa sfida con nuovi grandi progetti, naturalmente sussidiati dagli Stati nazionali sia sotto la forma di un cospicuo incentivo agli investimenti, sia tramite un contributo agli acquirenti che, secondo l’affermazione del Commissario Europeo all’industria Thierry Breton, si colloca nell’ordine di 6.000 euro per ogni auto acquistata.


In Italia il problema assume un aspetto del tutto particolare in quanto, pur essendo ormai marginali nella produzione di vetture finite, siamo un Paese di straordinaria importanza nella produzione dei componenti, la gran parte dei quali non esiste nelle vetture elettriche, che sono molto più semplici e si muovono spinte unicamente dalle costosissime batterie. Le auto elettriche non hanno infatti bisogno di filtri, valvole, testate, iniettori, monoblocchi, pompe, serbatoi e delle tante altre diavolerie che compongono un’auto spinta da motore diesel o a benzina. Di conseguenza, nel nostro Paese, si produrrà una riduzione di oltre cinquantamila posti di lavoro e un notevole danno alla nostra bilancia commerciale, dato che siamo grandi esportatori verso le imprese automobilistiche europee. Altre risorse saranno quindi necessarie per porre rimedio a questa ulteriore conseguenza, comune a tutta Europa ma che, in Italia, assume un peso del tutto particolare. Di fronte a tutte queste considerazioni, mi chiedo se scelte così drastiche e tempi così ristretti siano la decisione migliore per proteggere il futuro del nostro pianeta. Forse gli stessi legislatori europei hanno nutrito qualche dubbio in materia quando hanno proposto un possibile riesame nel 2025. Come si suole dire in questi casi, si tratta però di una “pezza peggiore del buco” perché, nel frattempo, tutte le grandi decisioni saranno già state messe in atto, con le loro conseguenze, compresa quella di bloccare ogni ricerca per migliorare il funzionamento del motore endotermico.


Romano Prodi, il Messaggero, 18 febbraio 2023

venerdì 24 febbraio 2023

Lettera aperta

Lettera aperta a Podolyak nel tempo imbecille degli esseri inani. Di Alessandro Orsini. 


Podolyak, consigliere presidenziale di Zelensky, dichiara che Kiev, con  i missili a lungo raggio dell'Occidente, potrebbe uccidere il 30%-40% delle reclute che Putin sta ammassando al confine con l'Ucraina in vista della grande offensiva di terra. Caro Podolyak, chiedo con gentilezza, hai una mente abbastanza potente per porti la seguente domanda? Se Kiev uccidesse il 40% delle reclute russe con i missili americani, secondo te, Podolyak mio, poi la Russia che cosa fa? Si arrende, ti dà i soldi per ricostruire l'Ucraina e accetta pure la Nato in Donbass e i soldati americani in Crimea? Caro Podolyak, non ti viene in mente che, se tu uccidi il 40% delle reclute russe con i missili della Nato, poi la Russia ti squaglia pure la suola delle scarpe? Davvero la tua mente non riesce a concepirlo? Caro Podolyak, tu dici che tutti gli Stati sono liberi di fare quel che vogliono della loro politica estera e di sicurezza. Ti spiego una cosa: se l'Italia provasse a uscire dalla Nato per entrare nel blocco russo, del mio amato Paese non rimarrebbero nemmeno le cime di rapa. Il minimo che potrebbe capitarci è l'assssinio del nostro presidente del consiglio. Hai una mente abbastanza potente per capire che la gestione di uno Stato non è la gestione di un condominio? Davvero la tua mente è così limitata da impedirti di capire che l'Ucraina non può entrare nella Nato e l'Italia non può uscirne? 


Con la stessa gentilezza, chiedo: voi consiglieri presidenziali di Zelensky maneggiate concetti del tipo "alleanze strutturali", "struttura delle relazioni internazionali", "campi di forze oggettive", "rapporti di forza", "dilemma della sicurezza"? Senza offesa, voi consiglieri di Zelensky date l'impressione di avere le capacità cognitive di un bambino di tre anni. E noi rischiamo la terza guerra mondiale per un gruppo di uomini dal pensiero non pensato come voi? Siete esseri umani o esseri inani? Il problema non sono le dichiarazioni di Berlusconi, caro Podolyak, il problema sono certe facoltà intellettive ucraine e la mancanza di un microscopio atto ad osservarle. Non viviamo affatto in un tempo tragico; viviamo in un tempo imbecille. Se tornasse in vita, Platone non rifletterebbe sulla Repubblica dei guardiani o sui guardiani della Repubblica, bensì sulla Repubblica degli imbecilli e sugli imbecilli della Repubblica.


La domanda platonica oggi non è chi controlla i controllori, bensì chi controlla gli imbecilli. Imbecilli nel Parlamento europeo. Imbecilli nella Commissione europea. Imbecilli nelle televisioni. Imbecilli nelle radio. Imbecilli nel Parlamento italiano. Il tempo imbecille è il tempo degli imbecilli dappertutto. Imbecilli dappertutto tranne che nella Casa Bianca, soltanto lì troviamo gli intelligenti: mi inchino davanti al genio strategico di Biden. Il Parlamento europeo è la vergogna d'Europa, luogo di corrotti nella mente prima ancora che nelle tasche che finanziano una guerra per procura contro la Russia in favore della Casa Bianca per l'autodistruzione dell'Europa. L'Europa contro la Russia è, in assoluto, l'idea più imbecille mai sorta in Europa negli ultimi settecento anni. Caro Podolyak, perdonami se ho scritto qualcosa di indelicato. Ti voglio bene come si può volere bene a una mente bisognosa di essere accudita. Avanzi l'Italia, avanzi la pace. Risorga il movimento pacifista. 

martedì 21 febbraio 2023

Lo sguardo altrui

Nei rapporti con gli altri il fattore fondamentale per consentire l'instaurarsi di rapporti pacifici e di mutua comprensione è la capacità di mettersi nei panni altrui, di guardare il mondo circostante anche con gli occhi dell'altro, dalla sua prospettiva. Non è un esercizio facile, ma è l'esercizio etico primario che sta alla base di tutte le etiche tradizionali come formula della reciprocità. Questa prassi è stata tuttavia progressivamente erosa nella cultura occidentale (in particolare americana). Non è sempre stato così, ma oggi lo sguardo occidentale è addestrato a concentrarsi su quali possano essere i lati da cui l'altro potrebbe avermi offeso, dal mio punto di vista, posto come ultima autorità. Spostato sul piano della politica estera questo unilateralismo etico nell'opinione pubblica si esprime in forme di "imperialismo ingenuo", che farebbero tenerezza se non lasciassero dietro di sé una scia di morte e distruzione. Ora, qualcuno ancora oggi continua a chiedersi: "Cosa mai avrà avuto da temere la Russia in Ucraina? E' chiaro che si tratta di un pretesto per invadere l'Europa." "E cosa mai avrà da temere la Cina per armarsi?" "E cosa mai avranno da temere l'Iran, o la Corea del Nord, o il Venezuela," ecc. ecc.? Perché, giusto cielo, ci odiano tanto, noi che siamo manifestamente lo standard della civiltà e cavalleria? Per approssimare una risposta può aiutarci soffermare un momento lo sguardo su alcuni dettagli.


Ad esempio.


Gli USA sono il paese al mondo maggiormente coinvolto in conflitti bellici nel corso della sua storia; e sono peraltro il paese con l'esercito di gran lunga più potente al mondo, spendendo da soli più della somma dei successivi 15 paesi più militarmente sviluppati al mondo (800 miliardi di dollari/anno per gli USA, contro i 293 della Cina, i 76 dell'India, i 65 della Russia, i 56 della Germania, ecc.; dati 2021). 


Gli USA hanno inoltre fomentato sistematicamente un'infinità di colpi di stato verso governi sgraditi (spesso vantandosene post hoc). E quando i regime changes non riescono in forma indiretta, nutrendo le proprie quinte colonne, si passa spesso allo stadio successivo, dell'intervento diretto. Il canone, divenuto oramai classico, del'interventismo americano è infatti rappresentato da un'operazione in due tempi: in prima istanza si alimentano e finanziano le proteste (sempre sedicenti "democratiche") all'interno del paese X; in seconda istanza si utilizza come giustificazione ad intervenire il fatto di essere "invocati dalla minoranza oppressa nel paese X".  Questo giochino, sempre spalleggiato dai media a gettone, è uno schema universalmente noto e discusso ovunque, tranne in Occidente.  Qui da noi i probi raddrizzator di torti, Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo sotto l'ascella, sono invece sempre sinceramente stupiti di come ovunque la giungla extraoccidentale pulluli di malvagi oppressori, e di oppressi desiderosi di essere liberati da noi. Se pensiamo che il segno distintivo del controllo militare imperialistico è la presenza di basi miltari al di fuori del proprio territorio, è utile ricordare che i paesi da noi descritti come proverbialmente aggressivi e guerrafondai (Russia, Cina, Iran, Corea del Nord) possiedono tutti assieme una manciata di basi militari extraterritoriali (6 la Russia, 4 la Cina, tutte in paesi loro prossimi). Gli USA da soli possiedono invece oltre 800 basi militari extraterritoriali, distribuite su tutti i continenti. 


Infine, come impeccabilmente documentato da Daniele Ganser (ne "Le guerre illegali della NATO"), dopo la caduta dell'URSS, la Nato, non si è limitata ad espandersi massivamente, in particolare verso Est, ma è intervenuta ripetutamente con iniziative di aggressione verso paesi terzi (iniziative non difensive, in violazione della funzione originaria dell'alleanza). Ed è per queste, e altre, ragioni che sarebbe utile smettere di continuare a scandalizzarci della pagliuzza nell'occhio altrui senza notare il trave nel nostro. Da occidentali spiace dirlo, ma nonostante il profluvio di autoassoluzioni hollywoodiane, da tempo agli occhi del resto del mondo gli USA appaiano come il bullo del quartiere e la Nato come la sua gang.


Andrea Zhok

lunedì 13 febbraio 2023

Berlusconi ha ragione

Ripeto: in questo Paese siamo maestri nella sacra arte di non discutere mai del focus di una questione. La polemica sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi è del tutto decentrata rispetto a ciò che, volutamente, stampa, media e la stessa politica fingono di non sia reale. Le accuse rivolte a Zelensky non sono quelle di una voce isolata nel deserto, di un anziano che ha smarrito una rotella, ma corrispondono al pensiero della maggioranza degli italiani, certificata non solo da ogni singolo sondaggio pubblicato da un anno a questa parte ma, paradossalmente, dalla stessa Giorgia Meloni la quale, nell'indifferenza dell'opinione pubblica ormai anestetizzata a qualsiasi forma di dolore, ha esplicitamente detto che la stessa opinione pubblica non è d'accordo con le scelte del Governo ma che lo stesso Governo ha deciso di non ascoltare l'opinione pubblica, tradendo difatti l'essenza stessa dell'idea di democrazia, poiché aiutare l'Ucraina è "giusto". Che sia giusto o meno e, soprattutto, che la modalità sia giusta o meno, siamo davanti alla maggioranza del Paese che dice A, mentre il Governo decide di fare B, dovendo ottemperare al giuramento di fedeltà verso il suo padrone. Insomma, disquisire sulle frasi pronunciate da Berlusconi equivale a preoccuparsi della porta che cigola, mentre l'intera casa va a fuoco Ed è indubbio che ci siamo talmente abituati a vivere avvolti nelle fiamme che domani, io giorno dopo e il giorno dopo ancora, avremo ancora tanto da dire su quel cigolio.


Giovy Novaro

domenica 15 gennaio 2023

Agenda 2030

Lezione di (dis)educazione civica. Argomento: l’agenda 2030. 


Ora terza. Classe quarta. Lezione di EDUCAZIONE CIVICA.


Svolgimento.


Buongiorno, ragazzi. Oggi l'ora di lezione sarà dedicata all'educazione civica. Già conoscete la mia opinione riguardo all'introduzione di questa disciplina nel curriculum scolastico: penso​ sia stata un'occasione per togliere spazio alle materie tradizionali e per fare un po' di retorica. In quanto dipendente statale, che non può prescindere dalle regole che gli sono state imposte, sono tuttavia tenuto a conformarmi alle indicazioni del Minestero. Nella parte dedicata all'Educazione civica, il vostro manuale, come potete constatare andando alla pag. 150, dedica ampio spazio all'illustrazione dei contenuti dell'Agenda 2030 dell'ONU sullo sviluppo sostenibile. Questo documento indica 17 obiettivi che dovrebbero essere raggiunti entro la fine del decennio. Si va dalla sconfitta della povertà e della fame alla garanzia di istruzione e sanità per tutti; dal superamento delle discriminazioni di genere alla tutela dell'ambiente; dal raggiungimento della pace universale alla promozione delle energie rinnovabili.​ Fin qui, nulla di male. A parte la bizzarria di indicare un' agenda comune a popoli tra loro molto diversi per cultura, tradizioni, sviluppo economico ecc., i quali si presume abbiano esigenze e priorità del tutto specifiche, nessuno, che non sia un sadico, può dirsi favorevole alla povertà, alla fame, alla ingiustizia, alla discriminazione,​ all'ignoranza, alla malattia, all'inquinamento, alla guerra ecc. Messa così, l'Agenda 2030 è solo un elenco di buoni propositi. Di buoni propositi - come è ben noto - è però lastricata la via dell'Inferno. Tanto più se questi propositi buoni lo sono soltanto in apparenza.


Ricorderete certo cosa Machiavelli diceva del principe: egli deve "parere" pietoso, fedele, liberale (in poche parole buono) , ma esserlo solo fino a quando gli convenga, essendo pronto, in caso di necessità, a trasformare le soprascritte qualità positive nel loro contrario.​ Ecco, oggi, in forma estrema e mille volte più​ spregiudicata, avviene qualcosa di simile. Un'oligarchia predace governa il mondo. Essa ha il controllo delle grandi corporations multinazionali e usa come suoi strumenti​ i governi nazionali (a partire da quello degli Stati Uniti),​ le organizzazioni internazionali (ONU, FMI, OMS ecc), le banche centrali, il sistema informativo. Essa ha promosso guerre criminali, che hanno provocato milioni di morti, in Yugoslavia, in Iraq, in Afganisthan, in Libano, in Libia, in Siria.


Essa ha promosso schifose rivoluzioni colorate in tutti gli angoli del mondo, abbattendo, con il pretesto​ della difesa della democrazia e dei diritti umani, quei governi che si ostinavano a fare gli interessi dei loro popoli o che non erano perfettamente allineati.​ Essa ha imposto politiche economiche distruttive ai paesi del terzo mondo, le quali hanno accresciuto enormemente le diseguaglianze tra gli individui e le classi e hanno costretto all'emigrazione​ centinaia di milioni di persone. Essa ha smantellato con feroce determinazione​ lo stato sociale dei paesi occidentali, tagliando ovunque la spesa sanitaria e quella per l'istruzione. Essa ha deregolamentato il mercato del lavoro, togliendo diritti e dignità ai lavoratori. Essa ha inondato il pianeta di bugie e falsità di ogni tipo, come si è visto in modo clamoroso durante l'epidemia ed ora in relazione alla guerra in Ucraina. Essa si è proposta di riplasmare il mondo, creando un universo distopico basato sulla digitalizzazione spinta, sul controllo generalizzato, sulla distruzione della classe media, sulla fine della piccola impresa, sulla cancellazione delle culture particolari e di tutti i legami comunitari (da quelli religiosi a quelli familiari), sulla sostituzione di una cultura millenaria, che proviene dai greci, con un insieme di luoghi comuni politicamente corretti, buonisti, ipocriti, imbecilli. Il lavorio di questa perversa oligarchia ha già dato i suoi frutti, che sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere.


Negli ultimi decenni è aumentata la povertà, è aumentata la precarietà, il livello dell'istruzione e della sanità si è abbassato, si sono moltiplicate le guerre.​ Un solo dato dimostra in modo inequivocabile ciò che sta accadendo. Negli Stati Uniti, il paese faro e guida dell'Occidente, dove hanno il via quei processi poi destinati a generalizzarsi,​ in controtendenza rispetto ai dati degli ultimi due​ secoli, negli ultimi dieci anni è diminuita l'aspettativa di vita e l'altezza media della popolazione. Mentre, come trionfalmente ricorda il filosofo, pupillo di Soros ,Harari nel suo folle libretto "Homo deus", la perversa oligarchia sogna l'immortalità per se stessa, pensando assurdamente di poter un giorno campare quattrocento o cinquecento anni grazie a innovative cure mediche, da essa lautamente finanziate, la vita delle persone comuni si degrada progressivamente. Dovremmo dunque pensare che questa scellerata oligarchia, desiderosa solo di accrescere esponenzialmente la sua autorità​ e la sua ricchezza e dominata da un incontrollabile delirio di onnipotenza, si sia improvvisamente trasformata ed abbia a cuore i destini dell'umanità?​ No, no, mille volte no! Il lupo resta lupo, non diventa agnello. Al massimo, da agnello può travestirsi per mettere in atto più agevolmente i suoi crimini e questo, per l'appunto, è ciò che sta accadendo. L'agenda 2030 non è il programma di un gruppo di miti filantropi.​ E' l'ipocrita copertura ideologica ad uno dei più perversi progetti che mai siano stati concepiti. Comprenderlo è la premessa non sufficiente, ma necessaria, per cercare di evitare il peggio. Capisco che quanto dico vi sembrerà strano, in quanto va in radicale contrasto con la narrazione vigente nelle scuole di ogni ordine e grado. Penso, però, che sia mia dovere dirvi la verità. Quella, almeno, che io ritengo, sulla base di riflessioni ponderate, essere la verità. Buongiorno a tutti e buona fortuna. Ci vediamo domani.


Silvio dalla Torre 

mercoledì 21 dicembre 2022

Corruzione in UE

Tenete sempre conto che quando dicono +Europa stanno dicendo più trolley carichi di banconote in piccolo taglio. Sono come riciclatori della Mafia, questo sono. Tenete sempre conto che Antonio Panzeri è un ex parlamentare europeo, pertanto non ha alcun ruolo politico e nessuno - tantomeno i qatarini - buttano via soldi per persone ininfluenti. Dunque ci vuole poco a capire che questo era il collettore, il distributore, il filtro del flusso di danaro che partiva dal Qatar, dal Marocco e Dio solo sa da dove. In altri termini Antonio Panzieri era il Facilitatore (o uno dei facilitatori, più probabilmente) del meccanismo del consenso all'interno della UE.  Ora i giornali dicono che è pronto a collaborare. Comunque politicamente è tutto chiaro, per chi vuole capire. Io vorrei solo sapere quanto ha accumulato Prodi per svendere l'Italia allo straniero.


Giuseppe Masala 

venerdì 2 dicembre 2022

La corte incostituzionale italica

La sentenza della Corte Costituzionale, al netto della motivazioni ancora mancanti, non ha sorpreso nessuno, tranne coloro i quali si cullavano ancora nell'idea che il diritto avesse uno statuto autonomo dal potere, dall'egemonia politica, economica, culturale. Che possa essere auspicabile una separazione dei poteri è uno dei pochi desiderata condivisibili della tradizione liberale, ma che tale separazione dei poteri sussista per il semplice fatto di essere prevista da disposizioni costituzionali, è solo l'ultima delle infinite illusioni liberali. La decisione della Corte è stata ovviamente politica e pragmatica. Smentire l'operato praticamente unanime del parlamento degli ultimi due anni avrebbe avuto conseguenze pesanti, dunque muoia la ragione, si dissangui la giustizia, e vinca la malafede opportunistica. E' inutile entrare in una discussione che è oramai umiliante per chiunque non abbia mandato il cervello all'ammasso: l'obbligatorietà del trattamento sanitario obbligatorio cui la popolazione è stata sottoposta non è mai stato giustificabile. Lo si sapeva quando le decisioni sono state prese e lo si sa oggi. Tutto il resto, inlcusi i venerabili pronunciamenti della Corte, se non recepiscono questo semplice fatto, sono e restano balle ipocrite.


La lezione da trarne però è semplice e non nuova: il potere fa il diritto. Perché la Corte ha deciso così? Semplice, perché era conveniente farlo e perché aveva il potere di farlo. Perché il parlamento che beccava il mangime dalle mani di Draghi ha preso le decisioni che ha preso nel 2021? Perché gli conveniva farlo e aveva il potere di farlo. Perché oggi i nuovi parlamentari continuano a sostenere una politica estera suicida per il paese e antipopolare? Perché alla maggior parte di loro conviene così, e hanno il potere di farlo. Qui questioni di giustizia, ragionevolezza, equilibrio, coscienza, scrupolo, sono da tempo morte stecchite. Siamo in una nuova era, dove l'esercizio del potere cerca e cercherà sempre meno di travestirsi di panni civili, perderà sempre meno tempo a motivare pubblicamente, a scusarsi, a ragionare.  Per tutto questo c'è già a libro paga un intero apparato di pennivendoli, capaci ogni giorno di escogitare un nuovo virtuosismo per spiegare che la guerra è pace, che l'asservimento è libertà, che il privilegio è giustizia, che la patologia è normalità, che la menzogna è informazione, che la disoccupazione è flessibilità, che l'emigrazione è mobilità, che l'ignoranza è competenza, ecc. E' che è completamente illusorio pensare che ad un certo punto si toccherà il fondo e che quando si tocca il fondo non si può che risalire. E' completamente illusorio pensare che quando la gente se la vedrà davvero brutta, quando le cose andranno davvero male, quando il mondo andrà davvero a rotoli, allora sì che ci sarà una reazione, allora sì che il Potere tremerà. Sono balle consolatorie.


Nessun potere cede il passo da solo, nessun potere, per quanto marcio, collassa su sé stesso; e nessuna collezione di rabbie individuali si trasforma magicamente in empito rivoluzionario. Affinché uno spiraglio, anche piccolo, si apra dobbiamo innanzitutto comprendere bene la radicalità del momento e la dimensione della minaccia epocale. La convergenza storica tra gli interessi del capitale finanziario sovranazionale e l'incremento esponenziale dei poteri tecnologici a disposizione del miglior offerente crea una concentrazione di Potere unica, inedita, straordinaria. D'altro canto i soggetti umani che hanno le caratteristiche per occupare le posizioni apicali in questa cornice di potere sono precisamente quelli che vestono con agio i panni della volontà di potenza nichilistica, la cui furia demolitiva viene chiamata "progresso". (Gli "uomini del sottosuolo" - cit. Dostoevsky - sono oggi al potere, sono il potere). Ciò che possiamo, dobbiamo, fare richiede due passi. Per avere una possibilità, anche minima, di non soccombere dobbiamo costruire, nutrire, esprimere e sostenere una visione positiva, credibile, strutturata e conferitrice di senso: niente di meno che una visione del mondo. Non bastano più battaglie locali, non bastano più bandiere d'occasione, e non bastano neppure riedizioni immutate di visioni passate. Il primo fronte di battaglia è dunque culturale, filosofico e spirituale.


Il secondo fronte, che deve essere aperto insieme al primo e intrecciarsi con esso, è che va data una nuova consistenza a quel "noi" che è il soggetto finora sottointeso di questa rivolta. Oggi non c'è nessun "noi". Esistono sì molti abbozzi, semi, alcuni germogli, ma nessuna solida pianta che rappresenti proprio quel "noi" che percepisce il potere corrente nella pienezza della sua minaccia. Affinché questa pianta cresca bisognerà abbandonare molte cose che sono solo zavorra e bisognerà recuperare molte altre cose, rimosse o dimenticate. Bisognerà mettere da parte molte diffidenze, ma anche fare spazio a molta dura sincerità. Come alla soglia dell'Inferno, anche oggi, tra tutti coloro i quali sentono questa sfida dovremmo dirci che "Qui si convien lasciare ogni sospetto / Ogni viltà convien, che qui sia morta."


Andrea Zhok 

venerdì 25 novembre 2022

Idioti

Nel febbraio di quest'anno, nelle settimane precedenti all'ingresso delle truppe russe in Donbass si discettava su giornali e talk show delle prospettive possibili. A chi invitava a considerare come sensata, e anzi conveniente, la rinuncia dell'Ucraina all'ingresso nella Nato, l'accettazione di uno statuto di neutralità, e la concessione di un grado di autonomia amministrativa alle province russofone (come da accordi di Minsk II) - sempre nell'ambito dello stato ucraino, a questi gli esperti di regime ribattevano rabbiosamente che era una prospettiva inaccettabile, che ne andava della sovranità ucraina, che uno stato doveva avere il diritto di scegliere le proprie alleanze militari. (NB: l'autonomia amministrativa dell'Alto Adige è motivata dalla presenza del 69% di popolazione germanofona; nelle zone di Donetsk e Lugansk la popolazione russofona prima della guerra superava il 90%). E ancora all'indomani dell'invasione, c'era chi raccomandava di intavolare il più rapidamente possibile trattative di pace invece di inviare armi, perché questo avrebbe prolungato indefinitamente il conflitto, e ciò sarebbe stato pagato duramente dagli ucraini in primo luogo e dall'Europa tutta in secondo luogo. A questi gli stessi esperti a molla rispondevano stizziti che era una questione di sovranità, che c'era un aggressore e un aggredito, che non era il momento delle trattative, che l'Europa ne sarebbe uscita più forte di prima (ho un ricordo distinto di un noto giornalista e di un ex ambasciatore in uno studio televisivo che sostenevano con veemenza queste tesi in risposta al sottoscritto.)


Oggi, a nove mesi di distanza, l'Ucraina comincia ad apparire come un cumulo di macerie congelate e 6 milioni di profughi ucraini sono già arrivati nell'Unione Europea (la più grande crisi di rifugiati in Europa dal 1945) e almeno altrettanti si stanno preparando. Per il solo anno in corso la stima dei costi vivi per l'ospitalità europea ammonta a 43 miliardi di euro. I morti al fronte sono nell'ordine di grandezza del centinaio di migliaia. La colossale fornitura di armi da parte della Nato (tre volte il budget annuale russo) ha preso in buona parte la strada del mercato nero, dove si trovano oramai a prezzo di saldo missili terra-aria, mortai, mitragliatrici pesanti, ecc. (la criminalità organizzata se ne gioverà per decenni). Quanto alla "sovranità" ucraina che andava difesa a tutti i costi, anche i più distratti sanno oggi che era una fiaba da tempo: è noto il supporto e sostegno americano al colpo di stato di Maidan, così come sappiamo delle entrate a gamba tesa dell'ex presidente Biden sui giudici ucraini che perseguivano gli affari ucraini del figlio Hunter. Quanto all'idea che l'Ucraina "sovrana" non rappresentasse alcuna minaccia e non ci fosse nessuna concreta possibilità che diventasse parte della Nato, nel frattempo è emerso serenamente che da dopo gli accordi di Minsk II (2015) la Nato stava addestrando l'esercito ucraino, rifornendolo di armi, costruendo fortificazioni, e che la firma degli accordi era stata solo un espediente per prendere tempo e consentire all'Ucraina di rafforzarsi militarmente (testimonianza diretta dell'ex presidente Poroshenko, oltre che di diversi ufficiali USA).


Sempre nell'ottica della tutela della sovranità ucraina, nel frattempo la Russia si è stabilizzata in buona parte dei territori conquistati, Mariupol è stata addirittura già parzialmente ricostruita, si sono tenuti referendum di annessione, e la prospettiva che questi territori ritornino in mano ucraina è ritenuta risibile persino dai vertici americani. Il conflitto si è oramai caratterizzato esplicitamente come un conflitto tra la Nato e la Russia, anche se nessuno vuole che ciò sia riconosciuto ufficialmente perché rappresenterebbe una deflagrazione mondiale. Sul territorio ucraino combattono oramai in sempre maggior misura "volontari" stranieri, con istruttori Nato, armamenti Nato, finanziamenti dei paesi Nato. L'esercito regolare ucraino ha perduto da tempo le truppe più "combat-ready" e rappresenta oramai solo la carne da macello per sanguinose sortite periodiche. Intanto l'Europa è in piena stagflazione, con la progettazione in corso di nuovi stabilimenti da parte del comparto industriale che sta già avvenendo fuori dai confini europei. Infatti il taglio politico netto avvenuto nei confronti della Russia ha creato una crisi terminale nell'approvvigionamento di energia e materie prime, giacché tutti i principali attori non direttamente subordinati agli USA stanno assaporando per la prima volta la possibilità di far valere il proprio potere contrattuale di fornitori di materie prime - potere contrattuale accresciuto enormemente con il quasi-blocco degli approvvigionamenti da Russia e Ucraina. Senza energia e materie prime l'Europa è un museo morente.


Come prevedibile e previsto da molti sin da febbraio, la strada presa nove mesi fa sta conducendo esattamente dove doveva condurre. Non abbiamo "salvato gli ucraini", ma abbiamo alimentato e prolungato un processo che ne sta cancellando il paese e ne ha fatto morire decine di migliaia. Non abbiamo "salvato la sovranità ucraina", sia perché essa era già quasi inesistente (ed oggi è ridotta a pupazzi e attori), sia perché lo stato ucraino si è dissolto, un quarto della sua popolazione è migrata, e le perdite territoriali saranno quasi certamente definitive. In compenso abbiamo sventrato quel poco che rimaneva in piedi dell'Europa, che sta perdendo in tempi rapidissimi il suo unico vero "asset" competitivo, cioè le capacità di trasformazione industriale (in assenza di fonti energetiche abbondanti e a buon prezzo questa direzione è senza ritorno). Ma magari qualcuno potrebbe sperare che, dopo tutto, a un tracollo spesso segue una palingenesi, e che magari sarà la volta buona, no? Solo che a mettere la vera pietra tombale su qualsiasi speranza di rinascita sta la rilevazione del tappo strutturale che blocca ogni possibilità di consapevolezza e rinnovamento: tutto il circo mediatico degli "esperti" e degli "accreditati", tutta la banda di falliti di successo, di paraninfi del potere che creano e plasmano la famosa "opinione pubblica" sono lì, fermi in sella, e continueranno la loro azione di avvelenamento, manipolazione e inganno a tempo indefinito.


Andrea Zhok.

venerdì 11 novembre 2022

Crimini della ue e dei cattocomunisti

La verità è che in tutto questo stomachevole bailamme trito e ritrito sui migranti, dei veri disperati dei paesi sottosviluppati non frega niente a nessuno! Non frega niente ai capitani coraggiosi delle ONG ai quali basta solo mollare il carico e intascare lo stipendio. L’accoglienza non è un loro problema. Per cui del triste destino che attende quelle persone sotto i ponti, sotto le intemperie nei campi sfruttati e schiavizzati, nelle strade della prostituzione, nelle mani della criminalità, nella ghettizzazione di una vita da fantasmi, non è affare loro. Non frega niente ai leader europei che deplorano sdegnosamente il governo italiano per aver tentato di respingere l’approdo dell’ennesimo carico di migranti, ma nel contempo erigono muri, alzano fili spinati e predispongono deportazioni. Non frega niente neanche a coloro che, dopo il trasbordo dalla costa libica, gioiscono dello sbarco avvenuto in Italia o in Francia o dovunque sia.


Non frega niente perché i veri disperati non sono mai partiti. Stanno ancora lì a patire la fame e a soffrire pene indicibili. Sono ancora lì scordati da tutti e nella totale indifferenza. Perché mentre stiamo a discutere di aleatorie leggi del mare, norme internazionali, decreti interni, accordi bilaterali, trilaterali e su base volontaria, mentre ci impartiamo ipocrite lezioni di umanità che nascondono subdoli giochi di potere e rimpalli di responsabilità, quelle persone ce le dimentichiamo. E sono quegli uomini e quelle donne che non hanno neanche i soldi per mangiare… figurarsi se hanno 5.000 euro per pagare gli scafisti! Questi sono coloro che dovremmo soccorrere e accogliere per primi. E invece li lasciamo lì permettendo che il fenomeno migratorio, impossibile da bloccare, sia gestito dai peggiori criminali. Dovremmo invece essere noi a selezionare i veri bisognosi smistandoli in Europa, non i trafficanti di esseri umani, e nemmeno le ONG! Dovremmo essere noi europei a predisporre dei flussi migratori con criterio, equilibrio ed equità. Non è impossibile. Invece di riempirci la bocca di “umanità” basterebbe riempirci il cervello di “buon senso”…


Salvino Paternò

sabato 15 ottobre 2022

Criminali

Per fortuna il covid è sparito dai megafoni assordanti della propaganda e gli alchimisti dei vari comitati governativi stanno chiudendo baracca e burattini per ritornare nell’oblio dal quale erano emersi. Ma un punto sulla questione va messo per capire cosa è veramente successo in questi anni assurdi. Tralasciando le fasi caotiche e convulse dei primi momenti in cui, inevitabilmente, si andava avanti a tentoni commettendo errori anche in buona fede, è necessario tracciare una netta linea di demarcazione dal momento in cui il vaccino della Pfizer fece il suo ingresso trionfale. E’ da allora, infatti, che nel nostro paese si è creato un clima da guerra civile. Milioni di persone private della libertà di circolazione, posti di lavoro persi, commercianti falliti, vere e proprie ghettizzazioni, idranti, manganellate, donne incinta fatte abortire sui marciapiedi, anziani privati dell’ultimo abbraccio, fratelli contro fratelli, censure, denigrazioni, minacce, aggressioni… L’imperativo era uno e categorico: vaccinarsi al fine di impedire la diffusione del contagio. E chi si rifiutava era un untore, socialmente pericoloso che andava fermato a tutti i costi. E in nessun altro paese del mondo come in Italia le norme liberticide furono così ferree e severe da sfiorare il sadismo, prima con il green pass e infine con l’obbligo vaccinale.


Sia chiaro, se il vaccino avesse frenato la diffusione del virus, alla luce del Machiavellico principio che “il fine giustifica il mezzo”, in una tale situazione di necessità e urgenza, il tutto si sarebbe anche potuto giustificare… ma era veramente così? Ebbene oggi sappiamo, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la risposta è NO! Sebbene i mezzi di propaganda mediatica si guardino bene dall’informarci, nei giorni scorsi la presidente dei mercati internazionali della Pfizer è stata “trascinata” in un’audizione dinanzi al Parlamento Europeo. Alle pressanti domande, la top manager ha dovuto ammettere che il vaccino non era mai stato testato come strumento per impedire la trasmissione del virus. Quindi, sin dalla sua origine, c’era la consapevolezza che non preveniva il contagio. Poteva stimolare una risposta immunitaria alla malattia, ma non produceva immunità. Ci rendiamo conto della enorme gravità di tale assunto? Tutta la legislazione speciale varata dal governo e strombazzata dalla propaganda si basava su una ciclopica falsità. E non mi riferisco certo alle cazzate dette da Draghi nella tristemente famosa conferenza stampa, per cui chi aveva il green pass era “sicuro di non contagiare e di essere tra persone che non si contagiano”.


Quelle potrebbero essere stupidaggini dal sen fuggite che fanno il paio con: “volete i condizionatori accesi o la pace?”.  Puttanata in più o in meno, poco cambia, tanto i giornalisti applaudono comunque. No, verba volant scripta manent! Mi riferisco a quanto messo, nero su bianco, nei decreti legge. Sapete qual era l’obiettivo del decreto 52 istitutivo del green pass? “Contenere l’emergenza epidemiologica”. Ancora più esplicito era l’obiettivo del decreto 44\2021 sull’obbligo vaccinale: “Favorire la prevenzione del contagio”. Ma il vaccino non conteneva, né preveniva una beata mazza! Chi non si vaccinava eventualmente metteva a rischio se stesso (e forse, nelle prime fasi dell’epidemia, il sistema sanitario) ma non gli altri! Questo alcuni di noi, capaci di resistere ai lavaggi di cervello mediatici, lo avevano già intuito. Ma comunque oggi lo sappiamo tutti. E’ mai possibile che al governo non lo sapessero? Tutta quella pletora di scienziati un tanto al chilo del comitato tecnico scientifico erano ignari o forse ignavi? E non ne sapeva nulla neanche la giuliva Von der Leyen che condusse personalmente i misteriosi negoziati con i vertici della Pfizer per la fornitura di un lotto di quasi 2 miliardi di dosi? Un punto sulla questione va messo anche se il covid è sparito dai megafoni della propaganda. Perché la propaganda è ancora più attiva che mai sebbene impegnata su altri fronti. E solo capendo il passato possiamo tentare di capire il presente…



Salvino Paternò

martedì 27 settembre 2022

Post voto, la vittoria di Giorgia Meloni

Artisti antifascisti? Belli gli "artisti" zitti e muti davanti ai DPCM, che sennò il potere gli tagliava i soldi pubblici, zitti e muti davanti al dettato "l'interesse generale supera i diritti dell'individuo", principio di chiaro stampo totalitario e fascista, zitti davanti all'apartheid degli altri, i reietti, fossero stati colleghi e perfino loro famigliari, niente, sempre zitti, come davanti all'entrata in guerra dell'Italia, de facto, per sostenere certe fazioni naziste (ops, kantiane?) nel "nuovo Vietnam" in salsa angloamericana. Belli e freschi come roselline appena sbocciate: ora cianciamo di fascismo? È il loro silenzio (!) ad avere creato in due anni di "pandemia" le premesse della vittoria della destra, proprio così, il loro silenzio sulle scelte totalitarie e fasciste messe in atto in Italia. Ora cosa temono? Un governo che ha già detto che proseguirà l'Agenda Draghi, o Agenda 2030 che la sinistra stava portando avanti? Non hanno capito che non è cambiato nulla nella sostanza? Ah, lo so, "chi" gli assegna i fondi pubblici e delle fondazioni, soldi dei bandi con cui tutti loro vivono, sono il deep state di sinistra, quindi per farsi vedere solerti e obbedienti verso i loro padroni ora starnazzano di "fascismo"! Suppongo che se la destra (difficile ma possibile) arrivi a sostituire gli uomini del deep state di sinistra che assegnano i soldi dei bandi con uomini di destra, ogni oca del Campidoglio attuale smetterà di strillare, anzi, avremo subito degli obbedienti "ah, però, in fondo, non sono proprio malaccio". Gli artisti, ormai stracciamutande senza dignità, relegati nel passato "ideologico" come tutti quelli che, per sopravvivere, non si possono più permettere di avere degli "ideali", uomini non più realmente vivi e puri, svenduti da sempre al piatto di minestra assicurato loro dal sistema, abbassano la testa, abbiano anche senza comando come tutti i cani a catena, leccano con solerte sottomissione qualunque mano gli giri il denaro, pubblico o privato che sia, che gli consenta di salire su un palco e credersi di essere ciò che, evidentemente, non sono più: uomini liberi.


Matteo Gazzolo

domenica 4 settembre 2022

“Se accadesse”…

Il commissario Tontolo Gentiloni spiega che se la Russia tagliasse definitivamente il gas, violerebbe i contratti. “Se accadesse”, dice. Invece sta accadendo. Cosa si aspettavano dopo sanzioni così dure? Si aspettavano tappeti rossi, ricchi premi e cotillons? Ma a rimetterci, visto che sono proprio loro ad essere polli senza testa, siamo sempre e solo noi.

lunedì 1 agosto 2022

Gli sciacalli veri

Riguardo l’omicidio di Civitanova Marche. Se, per pura curiosità, volete sapere chi parteciperà al sit in antirazzista a Civitanova previsto per mercoledì 3 agosto, ve li elenco:

Refugees Welkome Macerata, Cgil, Cisl, Uil, Arci, Anpi, Libera, Amnesty, Rete degli studenti medi Marche, Gris Marche, Cnca Marche, Officina Universitaria, Articolo 1, Macerata Bene Comune, Sinistra Italiana, Federazione provinciale Partito Democratico, Demos Democrazia Solidale e Partito Democratico di Macerata.