sabato 28 aprile 2012

Milano

Qualche commento: "I FRUTTI DEL COMUNISMO. Il comunismo è quella malapianta che genera frutti conosciuti in tutte le misere nazioni nelle quali è stato o è ancora al potere. Essi sono: la mancanza di libertà, miseria materiale e culturale, parassitismo statalista, ignoranza e violenza ideologica e il codazzo beota. Milano sta diventando la nuova Cuba e come essa, alla facciata del Duomo e di via Montenapoleone, fa riscontro un retrobottega raccapricciante di lerciume e degrado ai marximi livelli. D' altra parte il marximo godimento dei comunisti consiste nel distruggere i simboli del benessere e nell' utilizzare i miserabili per insozzare tutto. Ai milanesi che non l' hanno votato suggerisco di fare una class action contro pisapippa per disastro ambientale. Agli italiani del centrodestra dico che la fine di Milano la farà l' Italia intera se non andiamo tutti, magari tappandoci il naso, a votare. Difendiamoci dai folli."

"Sarà sempre peggio. Preparatevi, vendete le vostre abitazioni o scegliete di vivere in un paese di montagna. Oggi sul Corriere della Sera sono pubblicati i dati Istat: gli stranieri sono triplicati in cinque anni, l'incremento demografico è SOLO per opera degli stranieri, altrimenti si sarebbe in recessione, le coppie italiane hanno in media un nucleo familiare di 2,4 persone (quindi nemmeno mezzo figlio a famiglia), nei prossimi anni l'incremento immigrato sarà stratosferico, esponenziale, un asintoto verso l'infinito. Contando solamente i "regolari", cioè quelli censiti. Attorno a questa demografica esplosione multietnica, bivaccheranno e si stanzieranno tutti gli irregolari, i Rom, i clandestini d'Europa. Quelli che in paesi altrettanto "benedetti" dall'immigrazione, come la Germania, il Belgio o l'Olanda, non vanno. Là non possono restare. Qui sì, nessuno li espellerà mai più. Questa è Milano, questa è l'Italia. Questo è lo scenario dei prossimi vent'anni."

E il pirla che non capisce un cazzo ma ride come un deficiente: "ahahahah grandi sudditi hardcoriani.non vi passerà mai la rosicata per Pisapia.occhio al fegato ahahahahahh".


Gentile direttore, le scrivo perché voglio denunciare pubblicamente il continuo degradarsi di Milano. Mi sono rivolto ripetutamente all'amministrazione comunale e alla polizia locale, ma è stato tutto inutile. Da anni abito in viale Francesco Crispi, a due passi da corso Como e da corso Garibaldi, e negli ultimi mesi ho assistito al continuo degradare della zona. Gli zingari hanno letteralmente invaso tutto il quartiere: sembra di vivere in una favela. Dove un tempo sorgeva l'autolavaggio, a due passi da Porta Volta, svariate decine di rom hanno costruito baracche in lamiera e cartone: vivono in pianta stabile nell'indifferenza dei vigili che ogni sera, invece, girano nella zona per multare aspramente i cittadini che parcheggiano in sosta vietata. Oltre alle baracche i cittadini devono sopportare la sporcizia, gli escrementi e i vetri rotti. Basta fare un giro per via Pasubio, piazza Baiamonti e via Ceresio per capire che l'intero quartiere è nelle mani dei rom. Alcuni di loro dormono addirittura all'interno delle automobili abbandonate a due passi dal Cimitero Monumentale. Se di notte gli zingari bivaccano tra le baracche sorte nell'ampio spiazzo di Porta Volta, di giorno prendono d'assalto i semafori, dove fanno i lavavetri, oppure i parcheggi, dove obbligano anche i residenti a farsi dare qualche euro per poter parcheggiare l'automobile.

E il nostro sindaco cosa fa? Niente. Da quando Giuliano Pisapia è a Palazzo Marino, l'Amsa non pulisce più l'area: nelle giornate di caldo e sole i residenti lamentano infatti la puzza di escrementi e cibo in decomposizione. Anche la polizia municipale non interviene più: i nomadi possono accamparsi dove vogliono e continuano ad aumentare. Cosa può fare un normale cittadino come me per chiedere giustizia? È troppo chiedere di vivere in un quartiere pulito e non degradato? È troppo chiedere maggiore sicurezza e non avere paura quando si rientra a casa? Oppure, per il sindaco Pisapia, è normale che sotto casa mia vivano una quarantina di rom che occupano abusivamente un'area privata, che costruiscano baracche dove vogliono, che possano gettare la propria sporcizia per strada senza che nessuno la pulisca? Questa è viale Francesco Crispi, a due passi da corso Garibaldi, dal centro di Milano. Spero che questa mia mail serva a smuovere qualcosa, ma dubito che Pisapia si muova per sgomberare questi rom abusivi.

Giovanni

Strane storie


Adama, la donna senegalese che aveva denunciato di essere stata picchiata e stuprata da un connazionale, si sarebbe inventata tutto, commettendo anche una lunga serie di reati. Di questo è convinta la procura di Forlì che, come anticipato dalla stampa locale, ha notificato alla donna, attualmente ospite di una struttura protetta, la fine delle indagini con a suo carico una dozzina di capi d'imputazione. La vicenda prese il via lo scorso mese di dicembre, quando l'africana, dal Cie di Bologna, denunciò, tramite un legale, di essere stata vittima, due mesi prima in un piccolo comune del forlivese, della violenza, provocando le critiche di alcune associazioni contro le forze dell'ordine, accusate di non essersi adeguatamente attivate. Ne nacque un caso nazionale, raccolta di firme, sino all'intervento anche del ministro dell'interno Cancellieri. La storia di Adama venne addirittura scelta come simbolo per la giornata mondiale della violenza contro le donne, e diverse associazioni lanciarono un appello affinchè l'africana fosse liberata, come poi avvenne, inviata in un casa protetta e dotata di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Le indagini avviate per identificare il presunto stupratore hanno però completamente ribaltato, secondo la magistratura, i contorni della vicenda.

Adama non solo si sarebbe inventata l'aggressione e lo stupro, ma avrebbe prodotto falsi documenti di un matrimonio, si sarebbe sostituita ad una connazionale e con la falsa identità avrebbe aperto conti correnti, denunciato lo smarrimento di un bancomat, chiesto un ricongiungimento famigliare facendosi assumere da una grande azienda alimentare con sede sull'Appennino forlivese, per poi dichiarare all'autorità giudiziaria che l'amministratore delegato dell'azienda (in realtà, secondo le indagini, ingannato dai falsi documenti presentati) era a conoscenza del suo status di clandestina. Al termine dell'indagine la procura forlivese ha archiviato il fascicolo riguardante il presunto stupratore, mentre Adama dovrà rispondere di duplice calunnia, sostituzione di persona, truffa e una serie di falsi. Per la donna potrebbe anche scattare il provvedimento di espulsione.

Hunger

Questo film ha avuto stranissime vicissitudini. In italia, la sua distribuzione non interessava a nessuno e qualche anno fa, uscì solo in inglese e senza sottotitoli. E invece, ora finalmente esce anche in italia. Bhe, infondo è la storia di Bobby Sands (sconosciuta ai più)... storia scomoda. Ma probabilmente ora hanno deciso di distribuirlo dopo il successo di Fassbender in Shame e non per altro...


venerdì 27 aprile 2012

Neurodeliri


MILANO - Il premier Mario Monti è oggi a Bruxelles per parlare di crescita ad una conferenza dell'European Business Summit. Ad una domanda dei giornalisti al suo arrivo al centro conferenza, se oggi il tema del giorno fosse la crescita, Monti ha risposto: «Mi sembra di sì». «Ora l'Europa ha bisogno di politiche di aumento della crescita potenziale, ma deve continuare ad evitare politiche che darebbero l'impressione di contribuire alla crescita in modo effimero e perseguire politiche che facilitano la crescita generata da riforme strutturali. Su questo deve fondarsi la crescita». La riforma del mercato del lavoro in Parlamento «sarà convertita in legge piuttosto rapidamente» ha ribadito il premier.

LA CRESCITA - «Il governo sostenuto da tre gruppi politici che in passato quasi non si parlavano, lavora alla disciplina di bilancio e a riforme strutturali. L'Italia è stata la prima a sottolineare la crescita nell'agenda Ue e quindi accogliamo con favore questo punto per affrontare tutti insieme il tema delle crescita senza che sia in conflitto con la disciplina di bilancio a cui si è arrivati grazie al contributo della Germania e dell'Ue».

ASSE ROMA-BERLINO E FISCAL COMPACT - Poi il premier è ritornato anche sulla collaborazione con Berlino per fare fronte alla crescita: «Stiamo lavorando strettamente con la Germania. Per ora non ci sono ricette specifiche». E non solo. Monti ha spiegato che una revisione del «fiscal compact», il trattato firmato dai venticinque paesi dell'Ue sulla disciplina di bilancio, «non è all'ordine del giorno».

IL PAREGGIO - In seguito il premier è tornato anche sul pareggio di bilancio dicendo che l'Italia sta facendo un grande sforzo per raggiungere l'obiettivo già nel 2013 e rifiuta «politiche illusorie» e «vecchio stile» che puntano a generare crescita con politiche pro-deficit. «Non dobbiamo mettere in questione gli strumenti fiscali per ottenere la disciplina di bilancio, ma evitare che in due tre anni seguano una via di sfacelo come è successo per il patto di stabilità». E ha aggiunto: «Dobbiamo lavorare molto velocemente su un contesto strategico per avere crescita senza che questo contrasti con il buon lavoro sulla disciplina fiscale atto inizialmente su impulso della Germania».

Diritti umani, necrofilia egiziana legale...

Ok, dalle mie parti (e forse anche altrove), si usa l'espressione "basta che respiri e se è tiepido/a, va bene uguale" ma appunto, è una espressione che si usa con chi ama l'altro sesso così tanto ma difficilmente trova l'oggetto del desiderio fisso ed è soprattutto un gioco di parole. E, dopo la necrofilia per legge... bhe, a questo punto io non ho davvero più parole.

La necrofilia è una rara perversione sessuale (parafilia) nella quale viene raggiunto l'orgasmo mediante atti, eterosessuali od omosessuali, compiuti su un cadavere. La parola deriva dal greco antico: νεκρός (nekròs; "cadavere" o "morto") e φιλία (philìa; "amore"). Il termine viene anche usato in senso figurato per descrivere il desiderio di controllo totale su un'altra persona, tale da annullare completamente la volontà dell'altro riducendolo a un oggetto completamente dipendente, come appunto un cadavere.  La necrofilia è in genere considerata eticamente inaccettabile e un atto sessuale con un cadavere viene normalmente considerato simile a uno stupro. Sono conosciuti rari casi in cui il morto aveva, prima di morire, dato il consenso ad un rapporto sessuale dopo la sua morte: tali casi pongono difficili quesiti etici sulla loro liceità.


Fare sesso con la propria moglie morta. In tutto il mondo è necrofilia. In Egitto, presto, potrebbe diventare legale. Secondo quando riporta il Daily Mail, è stata inserita una nuova norma in un pacchetto di provvedimenti che il parlamento, a maggioranza islamica, voterà a giorni. L'unico limite è quello temporale: si potranno avere rapporti sessuali col cadavere della consorte solo entro le prime sei ore dopo il decesso. Alla legge è stato dato il grottesco nome di "Rapporto d'addio". Tra le altre norme in discussione, l'abbassamento dell'età matrimoniale a 14 anni e l'eliminazione del diritto per le donne di avere istruzione e impiego.

Polemiche furibonde - Subito si è scatenato un dibattito, con reazioni molto accese. Il consiglio nazionale egiziano per le donne ha afferma: "Queste leggi emarginano e indeboliscono la condizione delle donne incidendo negativamente sullo sviluppo del paese". Anche i media egiziani si sono schierati apertamente contro la legge. Il conduttore televisivo Jaber al-Qarmouty ha affermato il suo sdegno nei confronti del rapporto d’addio: "La questione è davvero seria. Sarebbe una catastrofe dare ai mariti un tale diritto sulle proprie mogli. Davvero la tendenza islamica si è spinta a tal punto? Ci sono davvero persone che la pensano in questo modo?". La notizia è in prima pagina su tutti i media egiziani, anche se c’è chi sostiene che la legge non esista e si tratti di un depistaggio operato da giornalisti leali all’ex presidente Mubarak.
Giusto qualche notizia, su finmeccanica, sulle autoblu nuove e sull'afghanistan.


“Vuol sapere un segreto?”, dice Carlo Secchi con la voce impastata durante un’ora di colloquio a murare domande e tramandare leggende. La Commissione Trilateral, origine americana e desideri di tecnocrazia, dollari e diplomazia, maneggia sapientemente i segreti. Secchi è il presidente italiano, nonché ex rettore all’Università Bocconi e consigliere d’amministrazione di sei società quotate in Borsa tra cui Italcementi, Mediaset e Pirelli: “Quando il nostro reggente europeo Mario Monti ha ricevuto l’incarico dal Quirinale, e stava per formare il governo, noi eravamo riuniti: curiosa coincidenza, non l’abbiamo scelto noi”. Questo è un tentativo di respingere i complotti che inseguono la Commissione.

Monti premier, promosso o bocciato? La Trilateral guarda l’Italia con grande interesse. Tutti sono contenti e ammirati per il lavoro di Mario Monti. È inevitabile che ci sia un’ottima considerazione del premier, che è stato un apprezzato presidente del gruppo europeo. Prima osservava e giudicava, ora è osservato e viene giudicato. Ovviamente i princìpi di fondo – su economia, finanza, riforme, bilancio, sviluppo – sono ancora condivisi. Mario non li ha rinnegati: c’è continuità fra il Monti in Commissione Trilateral e il Monti a Palazzo Chigi. È un fatto positivo. Non è l’unico che passa per le nostre stanze: da Jimmy Carter a Bill Clinton, da Romano Prodi fino al greco Lucas Papademos.

Cos’è la Trilateral? Una storia di quarant’anni, a breve onoreremo l’intuizione del banchiere David Rockefeller e le visioni di Henry Kissinger. Avevamo una struttura tripolare che rispettava i poteri di un secolo fa: americani, canadesi e messicani; l’Europa democratica, cioè occidentale; Giappone e Corea del Sud. Adesso ci spingiamo verso i paesi orientali, quelli più rampanti: India e Cina, Singapore e Indonesia. Siamo una specie di G-20 allargato. La Croazia è l’ultima ammessa.

Che ruolo giocate? Favorire il dialogo su temi di carattere economico e geopolitico. Vogliamo coniugare l’interesse fra le istituzioni e gli affari.

Bella definizione, teorica però. Chi seleziona i componenti? Siamo divisi in gruppi continentali e nazionali con un numero limitato. In Europa non possiamo superare i 200 membri, mentre in Italia siamo 18. Posso citare, per fare un esempio, Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Enrico Tomaso Cucchiani (Intesa), John Elkann (Fiat). Io sono entrato come rettore della Bocconi.

Chi si dimette fa un nome per la successione, ma si cercano figure simili. Soltanto un banchiere può sostituire un banchiere. Il nostro disegno è quello di contenere la società italiana: professori universitari, esperti militari, ambasciatori, imprenditori, politici, giornalisti. Ci vediamo due volte all’anno con vari argomenti da approfondire e cerchiamo di trovare una soluzione. Lanciamo idee.

E chi le raccoglie? Ciascuno di noi ha un collegamento con le istituzioni. Il nostro presidente può chiedere un incontro con i commissari europei. Noi elaboriamo proposte, non facciamo pressioni. Non votiamo mai per un nostro piano, discutiamo, punto.

Differenze con il Club Bilderberg? Le nostre porte sono più aperte, c’è un profondo ricambio generazionale. A volte si può assistere ai dibattiti, invitiamo personalità a noi vicine, ma con un divieto assoluto: non è permesso riportare dichiarazioni all’esterno. Questo serve a garantire la nostra libertà.

C’è tanta massoneria fra di voi? Personalmente non me ne sono accorto, può darsi che qualcuno dei membri maschi sia massone. Non c’è nulla, però, che rimandi a una loggia. Più che i grembiulini, noi indossiamo una rete: è chiaro che, avendo numerosi contatti sparsi ovunque, ci si aiuti a vicenda.

Come influenzate i governi? Soltanto in maniera indiretta, non abbiamo emissari, non siamo un sindacato né un partito. Non mi piace il verbo influenzare. Ma non posso negare che le nostre conoscenze siano ampie.

Scommettete contro l’Euro morente? Non posso portare fuori il pensiero interno alla Trilateral. Posso raccontare spezzoni, elementi messi insieme durante l’ultima assemblea di Tokyo. Quando ragioniamo sull’euro ci rendiamo conto che siamo di fronte a una creatura incompiuta e quindi consigliamo un mercato europeo comune, non soltanto una moneta.

Previsioni? La Cina è un chiodo fisso, a Tokyo è stata protagonista. Cina vuol dire crescita e integrazione, e il timore che quel mezzo potentissimo possa rallentare. Invece gli americani si sentono tranquilli, ma credono che l’Europa sia un po’ lenta a risolvere i suoi problemi e sono molto insoddisfatti di Bruxelles.

Meglio i tecnici o i politici al governo? Ci sono tecnici ad Atene e Roma.

Papademos e Monti, due ex illustri esponenti della Trilateral. Il prossimo modello, forse anche in Italia, sarà una coalizione trasversale come in Germania. Poi cambia poco se i ministri saranno o no dei partiti.

Quali sono i vostri amici nel governo italiano? Oltre a Monti e al sottosegretario Marta Dassù (Esteri), per motivi professionali, dico i ministri Lorenzo Ornaghi (Cultura) e Corrado Passera (Sviluppo economico).

La Trilateral è potente perché misteriosa? Siamo semplicemente una rete forte, la migliore al mondo. Non prendiamo direttamente decisioni importanti, ma ci siamo sempre nei momenti più delicati. Jimmy Carter non è diventato presidente perché era il capo americano: una volta alla Casa Bianca, però, sapeva di avere un gruppo di persone con cui consigliarsi.

Nuovi aumenti


Ogni mese ce n'è una. Tasse, imposte, balzelli, rincari. Mentre gli stipendi sono fermi al palo, le bollette continuano a inasprirsi. I contribuenti non solo devono far fronte alle nuove imposte volute dal governo Monti, che hanno portato la pressione fiscale oltre il 45%, ma devono anche sobbarcarsi bollette sempre più care. Carburanti, elettricità, acqua e gas: i rincari sono all'ordine del giorno, appunto. A maggio toccherà alla bolletta della luce che si fa sempre più cara. Come ha annunciato oggi l’Authority dell'Energia, la tariffa elettrica aumenterà, a partire dal primo maggio, del 4,3%. Una maggiore spesa annua di oltre 21 euro a famiglia.

L’adeguamento conferma le stime dello scorso 30 marzo quando l'Authority aveva approvato l’aggiornamento per il secondo trimestre del 2012 per le sole componenti legate alla materia prima, alle tariffe di rete e agli oneri di dispacciamento (+5,8%,). Già un mese fa, infatti, era stato annunciato che a fine aprile si sarebbe reso necessario un ulteriore incremento per coprire la componente A3 per salvaguardare i diritti acquisiti agli incentivi. "L’obiettivo di allora era di richiamare l’attenzione dei decisori pubblici sulla necessità di rivedere alcuni parametri dei meccanismi di incentivazione, in quanto alcuni indicatori della politica energetica erano quasi raggiunti", ha sottolineato il presidente dell’Authority Guido Bortoni facendo presente che, a partire da quel momento, il decisore pubblico ha avviato un processo per una rinnovata programmazione degli incentivi, in un percorso di coerenza generale per contemperare la sostenibilità delle bollette con i legittimi interessi dei soggetti attivi nella green economy. Per l’Authority dell'Energia questo significa una white-green economy, cioè "sviluppo di tutte le fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica".

Una ola a Frank Miller

No, Frank Miller non è nè uno sprovveduto e nè tantomeno un cretino. Miller è solo realistico e non ha paura di dire la verità. Sono i cretini che si nascondono dietro ad un dito raccontando un mare di menzogne sull'islam.


Frank Miller, prima di realizzare Sacro Terrore (Bao Publishing, euro 19), deve essersi seduto al tavolo da disegno con un’idea fissa in testa: come posso realizzare una graphic novel che faccia saltare i nervi agli opinionisti perbene e possibilmente infuriare mezzo mondo? Dopo di che ha congegnato un brutale romanzo a fumetti ambientato a Empire City, immaginaria capitale dell’Occidente attaccata dai fondamentalisti islamici.

La copertina di Sacro TerroreIngrandisci immagineLe prime due pagine sono occupate solo da una frase attribuita a Maometto: «Se incontri l’infedele, uccidilo». L’ultima da una rispettosa dedica al regista olandese Theo Van Gogh, assassinato nel 2004 da un fanatico musulmano a causa del film Submission sulla grave condizione della donna nella cultura islamica. In mezzo c’è un campionario di immagini e prese di posizione che sembrano fatte apposta per attirare sull’autore le accuse di razzismo e fascismo. Frank Miller non è uno sprovveduto, essendo stato autore in passato di capolavori acclamati a destra e sinistra quali Ronin, Sin City, 300 e Batman Year One. Quindi l’operazione, così esagerata da sembrare a tratti un’autoparodia, è consapevole. Volendo, i critici di Miller hanno abbondanza di materiale col quale lapidarlo: il fumetto inneggia all’Occidente, e fin qui tutto bene; accetta la tortura e la sospensione della legalità al fine di preservare la sicurezza; tratta Obama (molto simile a una scimmia in almeno una tavola) come un alleato di fatto dei peggiori dittatori del pianeta; ritrae la comunità musulmana d’America come fiancheggiatrice dei terroristi; considera i Paesi arabi come un angolo di arretratezza in un mondo moderno; esalta il ruolo di Israele e innalza un monumento al Mossad. Il tutto è espresso con una franchezza alla quale decenni di politicamente corretto ci hanno disabituato.

La trama è di una semplicità assoluta, e sembra richiamare le storie di propaganda a uso e consumo dei militari. Kamikaze, teste mozzate, donne lapidate, missili Stinger, aerei dirottati sulla statua della giustizia. Questo è lo scenario di guerra in cui è calata Empire City, presa di mira da Al Qaeda. Una adolescente suicida, Amina, dà il via alle danze, seducendo un ragazzino in un locale e bevendo un sorso di birra, il suo primo: «Dove sono nata io non usiamo l’alcol». «E dove sarebbe, il Medioevo?». «Forse il futuro, vedremo». Segue l’esplosione, che fa strage di giovani. A questo punto, mentre mezza città salta in aria, intervengono due singolari giustizieri, The Fixer e la Gatta (in origine dovevano essere Batman e Robin ma la Dc Comics si è sfilata dall’impresa). I supereroi danno ai fondamentalisti ciò che vogliono (la morte e il sacrificio) salvando le vittime innocenti. Per raggiungere l’obiettivo non disdegnano la tortura: i «Mohamed» (tutti gli islamici, secondo Frank Miller, si chiamano come il profeta) devono rendere piena confessione. Di mezzo ci sono anche poliziotti corrotti e politici cattivi, in testa ai quali si collocano Obama e Hillary Clinton. The Fixer e la Gatta hanno un alleato: David, ex spia del Mossad, con la faccia tatuata da un enorme stella, appunto, di Davide. Insieme, per vendetta, progettano di distruggere la moschea di Empire City con un cannone laser orbitale. Ma l’operazione «Sacro terrore» di Al Qaeda è appena iniziata e riserva ancora molte sorprese. Alla violenza dobbiamo rispondere con la violenza, dice Frank Miller. Perché siamo dalla parte della ragione, contrariamente al nostro nemico. Semplicistico, come è parso ai detrattori? Senz’altro. Però Frank Miller, tra i pochi conservatori in un mondo di progressisti, ha almeno un pregio: non si nasconde dietro a un dito e non ha paura di essere messo al bando.

giovedì 26 aprile 2012

Barzellette montiane


Leggo sul Corriere della Sera un titolo altisonante: Merkel-Monti, patto sulla crescita”, poi però leggo l’articolo, che recita:

Un patto per la crescita sull’asse Roma-Berlino. Trae linfa vitale dall’incontro di un mese fa a palazzo Chigi tra il premier Monti e la Cancelliera Angela Merkel. L’obiettivo – condiviso – è trovare soluzioni in grado di garantire il superamento della crisi, soprattutto per individuare politiche che possano stimolare la crescita.

Bene, mi dico, hanno capito. Poi però si legge che:

Per la crescita e il lavoro la priorità va data al rigore dei conti, unica strada per ritrovare la fiducia degli investitori. È chiaro il premier Monti, coerente con la linea che ha riparato l’Italia dal fuoco incrociato dei mercati e con i dettami Bce.

E allora sono costretto ancora una volta a ricredermi. Sono le attuali, assurde (perché sproporzionate) misure di austerità a provocare una crisi che colpisce profondamente l’economia reale, ben più di quanto avvenuto nel 2009. Che la Merkel, nella sua ottusità, non lo capisca, non mi meraviglia. Ma in fondo non mi stupisco nemmeno di Monti. Questa è solo una conferma sull’irresponsabilità di un professore che vive in una bolla, che non sa cosa sia la realtà, privo di qualunque empatia e buon senso. Un uomo che molti considerano il salvatore della Patria, ma che verrà ricordato l’affossatore della Patria, colui che ha sradicato violentemente il tessuto di piccola e media impresa, l’Italia degli artigiani, degli indipendenti, dei negozianti.

Scrivete ciò che sta bene a noi...


PERUGIA - Controlli su blog e facebook. Filtro alle intercettazioni. Punizioni per giornalisti, editori e aziende nei casi di pubblicità camuffata da informazione. Queste le tre regole fondamentali da applicare all’informazione secondo il ministro della Giustizia Paola Severino presente al panel Etica e giornalismo al Festival internazionale di Perugia.

FILTRI - In tema di pubblicazione delle intercettazioni, il Guardasigilli parla di un «filtro» durante le indagini, in occasione di provvedimenti, ordinanze cautelari, sequestri o perquisizioni. Secondo Severino «è nelle fasi interlocutorie delle indagini che più di frequente avviene la comunicazione e la diffusione della notizia». La selezione spetta quindi, secondo il ministro, al pubblico ministero o al giudice, a seconda dei momenti. «L'idea di base è lasciare al magistrato il compito di escludere le notizie che non sono rilevanti e attengono esclusivamente alla sfera personale delle persone interessate dal provvedimento, anche in quelle fasi nelle quali il provvedimento stesso viene consegnato alle parti» ha spiegato.

INTERESSI DA EQUILIBRARE - Un testo ufficiale, dice il ministro, non c’è. Ma c’è uno schema che prevede di bilanciare gli interessi delle indagini, quelli degli indagati e quelli del diritto all’informazione. In pratica quella cui sta pensando il ministro è una regolamentazione imperniata su tre cardini. Primo fra tutti la libertà della magistratura i secretare informazioni che metterebbero in crisi le indagini e allo stesso momento «salvaguardare la sfera personale». Perché, sostiene il ministro non è utile, neppure ai giudici, che si divulghino elementi non riconducibili alle indagini. I tre punti sono: «il diritto-dovere del giornalista di informare su fatti che hanno una rilevanza sociale, quello del magistrato di portare avanti le proprie indagini con una tutela della riservatezza indispensabile in alcune fasi e infine il diritto del cittadino, anche sotto indagine, di vedere pubblicate notizie che attengano all'inchiesta ma non esclusivamente la sua vita privata e anche di non vedere sui mezzi d'informazione contenuti di intercettazioni non rilevanti per il procedimento».

PAROLA ALLA DIFESA - Il ministro ha insistito sull’importanza che i media affrontino le indagini a tutto campo, riportando quindi non solo le voci dei magistrati ma, con la stessa rilevanza, anche quelle della difesa e dell’indagato. La stessa cosa deve valere quando si arriva a un'assoluzione a distanza di molto tempo dalla diffusione delle informazioni sulle accuse. Certo, ammette il ministro, il grande problema italiano è la lunghezza dei processi. E’ proprio in quell’estensione di tempo che deve intervenire il «filtro» della legge.

BLOG – «I blog possono fare più danni dei giornali», ha detto Severino, accennando a una regolamentazione in sede di Unione europea per evitare ch i provider si possano trasferire in Paesi dove le maglie della legge sono più larghe. «Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro. Ma deve seguire le regole», ha detto il ministro creando non poco scompiglio nel mondo digitale dove i tweet sono subito impazziti. «Scrivere su un blog non autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se si sta trattando di diritti di altri. I blog hanno capacità di diffondere pensiero ma questo non deve trasformarsi in libertà di arbitrio», ha ripeuto Severino che appunto prevede presto una forma di regolamentazione. Anche se sarà «difficile pensare a un'obbligo di rettifica nei blog». E conclude con un monito: «Sappiate che quello che voi fate ad altri potrà essere fatto a voi. Cominciate ad autoregolamentarvi».

Il salvatoredellapatria monti e i politici incapaci

Si, siamo daccordo, i politici italici sono incapaci. Ma se lo diciamo noi comuni mortali, è una cosa del tutto normale e abbiamo ragione a lamentarcene vista la situazione odierna. Ma se lo fa un imbecille che sta dove sta (e senza essere stato eletto da nessuno) proprio grazie ai politici incapaci, bhe, questo non mi sta proprio bene. E il peggio è che lui, il salvatoredellapatria monti, non s'accorge (o s'accorge) che è incapace allo stesso modo dei politici che tanto deride. Voglio dire, razza di idiota che, ad aumentare le tasse e fare niente altro, è capace anche un mentecatto qualsiasi senza alcuna laurea in mano.


Sarà l'aria frizzantina di bruxelles, che lo fa ritornare col pensiero e lo spirito a quando faceva il prof prestato alla commissione europea. O che lì lo conoscono meno di noiche dobbiamo sorbirci tutte le sue tasse senza ancora vedere l'uscita del tunnel della crisi. Fatto sta che quando va a Bruxelles, Monti si atteggia ancora da Supermario qual era nel novembre scorso, quando salì a Palazzo Chigi come Salvatore dell'Italia.Così oggi, intervenendo allo European Business Summit nella sessione intitolata "How can skills get Europe out of the crises", il premier italiano ha detto che le capacità politiche sono oggi nell’Europa affetta dalla crisi una risorsa di cui si sente la mancanza. In pratica, dando ai politici degli incapaci. "Mi prendo la libertà di interpretare la parola skills, capacità, in due modi - ha spiegato Monti nel suo intervento - come capacità professionali e nel senso, più audace, di capacità politiche". E "di capacità politiche che possono portare l’Europa fuori dalla crisi in questo momento c'è carenza nonostante gli sforzi". Lui, ovviamente, non si considera un politico.

mercoledì 25 aprile 2012

Un giorno come un altro


MILANO - «Varare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti, e non di votare dei nominati dai capi dei partiti». In Piazza del Popolo a Pesaro, Giorgio Napolitano sottolinea come oggi si siano create le condizioni «più favorevoli. Non esitino e non tardino i partiti a muoversi concretamente nel trovare l'accordo sulle riforme necessarie per il Paese». È l'appello che lancia forte il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel giorno della festa della Liberazione. «Dinanzi alla crisi che ha investito l'Italia e l'Europa, abbiamo bisogno di attingere alla lezione di unità nazionale che ci viene dalla Resistenza e abbiamo bisogno della politica come impegno inderogabile», ha detto il Presidente della Repubblica. «Occorre impegnarsi perché dove si è creato del marcio venga estirpato, perché i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposta e di governo». «Diversi partiti» dalla Resistenza in poi «sono scomparsi, altri si sono trasformati, ne sono nati di nuovi e tutti hanno mostrato limiti e compiuto errori, ma rifiutarli in quanto tali dove mai può portare». Poi in un passaggio del suo discorso: «Ci si fermi a ricordare ed a riflettere prima di scagliarsi contro la politica». «I partiti facciano la propria parte, si rinnovino per non dare fiato alla cieca sfiducia contro i partiti e a qualche demagogo di turno». E riferendosi alle riforme da approvare in Parlamento ha aggiunto: «È oggi possibile concordare in Parlamento soluzioni che sono divenute urgenti, anzi indilazionabili». Infine l'appello: serve una nuova «legge elettorale che consenta a cittadini di scegliere i rappresentanti in Parlamento e non di votare nominati dai partiti che debbono, rinnovandosi decisamente, fare la loro parte nel cercare di concretizzare risposte ai problemi più acuti, confrontandosi fattivamente con il governo fino alla conclusione naturale della legislatura».

MONTI - Sulla stessa linea il presidente del Consiglio. Come l'Italia riuscì a liberarsi dall'occupazione nazifascista, ora deve imparare a liberarsi da «alcuni modi di pensare e di vivere» che le hanno finora impedito di pensare al futuro delle prossime generazioni. Mario Monti, al termine della visita al museo di via Tasso, traccia un parallelo tra liberazione e uscita dalla crisi economica. È questo il messaggio che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha voluto inviare al Paese nella giornata di celebrazione durante una visita al Museo storico della Liberazione di via Tasso, a Roma. Per Monti «si tratta di rigenerare un'esperienza di liberazione, meno drammatica, certo, ma di liberazione da alcuni modi di pensare e vivere a cui ci eravamo abituati e che impedivano al Paese di proiettarsi nel futuro. Sui muri di questo museo - ha aggiunto Monti - c'è l'evidenza di un'esperienza drammatica di tanti giovani che hanno contribuito, con le loro sofferenze, a liberare il Paese».

NO SCORCIATOIE -«Non esistono facili vie di uscita, né scorciatoie per superare la crisi. Il rigore porterà gradualmente alla crescita sostenibile e al lavoro», ha detto Monti tracciando un parallelo tra la Liberazione dai nazifascisti e l'attuale fase di crisi economica. «Riusciremo a superare le difficoltà economiche e sociali se tutti, forze politiche, economiche, sociali e produttive, lavoreremo nell'interesse del paese e del bene comune». «La Resistenza è, con il Risorgimento, uno dei pilastri su cui sono fondate la nostra democrazia e nostra libertà, beni inalienabili dell'individuo» ha detto il presidente del Consiglio. «La visita di queste stanze è stata per me commovente: su queste pareti è testimoniata l'esperienza di chi ha sofferto per il Paese che ci richiama al fatto che il 25 Aprile è la Festa di Liberazione di tutti gli italiani».

LA CORONA - In precedenza il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha deposto una corona d'alloro davanti alla tomba del Milite Ignoto al Vittoriano a Roma in occasione del 25 aprile. Il capo dello Stato era accompagnato dal presidente del Consiglio, Mario Monti, e dai presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco Fini. Tra le altre autorità presenti alla cerimonia per l'anniversario della liberazione anche il vicepresidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini e il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti.

I PICCHETTI D'ONORE - All'arrivo Napolitano è stato salutato dai picchetti d'onore dei Carabinieri, della Marina, dell'Esercito, dell'Aeronautica e della Guardia di Finanza. Schierati ai lati della scalinata del Vittoriano in alta uniforme i corazzieri. Prima di deporre la corona d'alloro il presidente della Repubblica ha reso omaggio ai reparti militari schierati sul piazzale antistante l'Altare della Patria.

ALEMANNO - Intanto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, presente alla cerimonia, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un commento al fatto che non è stato invitato dal corteo dell'Anpi per celebrare la Liberazione ha detto: «Non è pervenuto nessun invito ufficiale, ne prendo atto senza farne un dramma». «Ci sono molti modi - osserva Alemanno - per ricordare il 25 aprile e faremo in modo che la città di Roma ricordi l'anniversario».

Accomodamenti...


Nei giorni della sobrietà, delle tasse e dei sacrifici, il governo tecnico di Mario Monti dovrebbe dare il buon esempio. Come sottolineano Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, "Palazzo Chigi dovrebbe fare un passo dirompente: rinunciare all'autonomia assoluta per riportare il proprio bilancio sotto la verifica della Ragioneria". In soldoni, anche il governo dovrebbe ricominciare a rendere conto delle sue spese. Così facendo, la presidenza del Consiglio darebbe un clamoroso esempio: rinuncerebbe all'autonomia totale dei propri bilanci e permetterebbe alla Ragioneria Generale dello Stato e alla Corte dei Conti di vigilare sulle spese (e sugli abusi) di Palazzo Chigi.

Il decreto di D'Alema - Il punto è che i conti di Palazzo Chigi furono sottratti alle competenze del Tesoro nel 1999: era il 30 luglio quando con un decreto legislativo venne sancità l'opacità del bilancio governativo. Chi era il premier dell'epoca? Massimo D'Alema, che volle equiparare la posizione di Palazzo Chigi a quelle del Quirinale, Senato e Camera, che non erano soggetti al controllo delle spese. Il risultato del decreto voluto da D'Alema, come ha ricordato nei giorni scorsi il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, è che "alcuni miliardi di euro vagano senza controlli sostanziali nei bilanci statli".

Spese impazzite - Rendere conto delle proprie spese renderebbe certamente più virtuoso chi amministra: sono i numeri a dimostrarlo senza margini di incertezza. Dal varo del decreto di D'Alema (ossia il 1999) al 2010 per esempio le spese del segretariato generale sono più che raddoppiate, schizzando da 348 miliardi di lire ai 488 milioni di euro. Come sottolinea il Corriere della Sera, l'aumento in termini reali e calcolata l'inflazione è pari al 116 per cento. Emblematico anche il caso di quanto accadde nel 2000, ossia nel primo anno di autonomia contabile, quando le spese, nell'arco di 12 mesi, schizzariono del 28,7 per cento.

L'equità del governo monti


Avete presente quelli che appena arrivati al governo hanno alzato l’età pensionabile, spiegandoci che 65 anni per gli uomini (...) e 60 per le donne erano pochi, che l’addio al lavoro deve essere «indicizzato all’aspettativa di vita», che portandolo in tempi rapidi a quota 67 e poi ancora più su avremmo avuto «il sistema pensionistico più solido d’Europa»? Ecco: scherzavano. Sono come gli altri, quelli di prima, che almeno non se la tiravano così tanto. Anche questi le leggi le fanno come vogliono e poi le interpretano come preferiscono. Strozzata nella culla la spending review (è bastato affidarla al ministro Piero Giarda), a tutt’oggi il governo può vantare un solo provvedimento capace di ridurre davvero la spesa corrente: la riforma delle pensioni, fiore all’occhiello di Mario Monti, che ogni volta che va all’estero lo sfoggia orgoglioso. Ma anche questo si è appassito e ammosciato. Colpa dei partiti spendaccioni e dei sindacati irresponsabili? Stavolta no: i professori hanno preso appunti e imparato, adesso riescono a fare tutto da soli. Il pasticcio degli esodati, risolvibile solo attingendo alle casse dello Stato, non è un’eccezione solitaria. Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, chiamata – al pari dei suoi colleghi – a inventarsi qualcosa per sforbiciare le uscite del proprio dicastero, dopo averci riflettuto per settimane ha partorito l’ideona: «Vorrei ridurre del 10 per cento i dipendenti civili del ministero, grazie a uno scivolo, un pensionamento anticipato, senza traumi», ha spiegato al Corriere della Sera. Per tenersi buoni i sindacati promette anche di assumere un numero di giovani pari a quello dei lavoratori allontanati. Scivolone, prepensionamenti e nuove assunzioni: la ricetta deve avergliela passata Clemente Mastella, e se il Luigi Einaudi di Ceppaloni non lo ha fatto gli conviene chiedere i diritti d’autore.

Il presidente del Consiglio non ha commentato la proposta. La speranza è che non se ne sia accorto, impegnato com’era a controllare il grafico dello spread che s’impennava a sfondare il soffitto e quello dell’indice di piazza Affari che sprofondava sotto il pavimento. Perché l’idea del ministro Cancellieri pare fatta apposta per demolire quel che resta della credibilità del governo. E il fatto che costei abbia ha la fama di essere uno dei migliori nella squadra di Monti, visti i risultati, non consola. Anzi. Se applicato, il «lodo Cancellieri» annuncerebbe al Paese che nemmeno il governo del rigore crede ai propri provvedimenti, che persino Monti è pronto a sbracare sulle regole da egli stesso imposte. Confermando – proprio lui, che gode quando in Europa lo chiamano «il tedesco» - gli aforismi di Giuseppe Prezzolini sull’indole maneggiona degli italiani: «In Italia nove decimi delle relazioni sociali e politiche non sono regolate da leggi, contratti o parole date. Si fondano sopra accomodamenti pratici ai quali si arriva mediante qualche discorso vago». Anche perché, una volta applicato ai dipendenti del Viminale l’«accomodamento pratico» escogitato dalla Cancellieri, il giorno dopo i responsabili dell’Istruzione, della Difesa e di qualunque altra amministrazione desiderosa di alleggerire i costi del personale scaricandoli sull’Inps - che è come dire sul contribuente - avrebbero buon diritto di pretendere la stessa cosa. Ci sarebbe, infine, il dettaglio dell’equità. Per quale motivo i dipendenti privati debbono essere condannati al lavoro a vita (o poco ci manca) in nome dell’equilibrio del sistema previdenziale, mentre quelli pubblici avrebbero pronta la via di fuga dello scivolo, per di più finanziato con i soldi di tutti, inclusi quelli costretti a lavorare sino all’ultimo? E perché mai lo Stato manterrebbe il diritto di scaricare i costi del personale sugli enti previdenziali, mentre a un’azienda questa possibilità sarebbe negata? A meno che, aperta la porta dei pensionamenti anticipati, non si decida di mantenerla socchiusa per far scappare altri buoi ogni volta che torna comodo a qualcuno, ente statale o privato che sia. Se l’unico provvedimento con cui il governo ha abbassato la curva della spesa pubblica nei prossimi anni è destinato a fare questa fine, meglio saperlo subito e prepararsi per la Grecia. E non sarà una vacanza.

di Fausto Carioti

Suicidi e tentati suicidi

E qualche imbecille parla invece di questo,  altri imbecilli pensano a questo (invece che abolire i rimborsi del tutto) e qualche altro imbecille ci viene a dire che ci sono troppe tasse (un genio, eh, ci ha studiato pure) mentre chi ha queste morti sulla coscienza, se ne va dai padroni.


Un altro suicidio. Ormai è uno stillicidio continuo. La crisi ammazza ancora. E il fisco strangola imprenditori, artigiani, liberi professionisti strozzati dall'ondata delle nuove tasse varate dal governo Monti. Non saremo arrivati ai livelli della Grecia (ferma a quota 1725 persone che si sono tolte la vita), ma la lista dei suicidi si allunga costantemente. L'ultima tragedia ha colpito un imprenditore di 52 anni che si è ucciso lanciandosi nel vuoto dal balcone del suo appartamento in via Cilea, nel quartiere Vomero a Napoli. Lunedì scorso l'uomo aveva già tentato di farla finita. Salutata la moglie, era rientrato a Posillipo, dove aveva scavalcato la ringhiera di protezione e si era avvicinato a uno strapiombo di 50 metri di altezza. La moglie, che aveva forse intuito le sue intenzioni, aveva avvertito la polizia, che lo aveva localizzato attraverso le celle della rete telefonica. Gli agenti lo avevano trovato con gli occhi chiusi e il corpo semisospeso nel vuoto e lo hanno salvato. L'imprenditore aveva spiegato che la ragione del gesto risiedeva nell'angoscia per le cartelle di Equitalia dalle quali era gravato. Oggi ci ha riprovato. E purtroppo questa volta non c'è stato nessuno a salvarlo. L'uomo era un agente immobiliare, era sposato e aveva due figli di 14 e 9 anni. Interrogata dopo la tragedia, la moglie dell’imprenditore avrebbe riferito agli investigatori che il marito non aveva debiti e non aveva in sospeso cartelle esattoriali che lo preoccupassero. La donna, insegnante, non sa darsi spiegazioni sull’assurdo gesto del marito e ha riferito agli investigatori che la sua famiglia "non ha problemi economici".

Prima di lui, a Bosa, in provincia di Oristano, Giovanni Nurchi, artigiano edile 52enne, si era tolto la vita, lasciando moglie e tre figli. L'uomo aveva perso il lavoro e non riusciva a mantenere la famiglia. Il 20 aprile scorso Due giorni fa è uscito di casa, disperato, ed è stato trovato due giorni dopo dal cognato, nel suo magazzino, appeso con una corda al collo. Ai suoi piedi aveva lasciato un appunto: "Scusatemi, ma forse non è solo colpa mia". Come se non bastasse, una signora, lodigiana di 55 anni, ha tentato il suicidio, tuffandosi nell'Adda a Pizzighettone (Cremona). Per fortuna, Carlo Musti, assistente della polstrada di Pizzighettone, l'ha salvata. Alla base del gesto estremo c'era una situazione economica disperata. "Non riesco a pagare la multa, siamo senza soldi e ci stanno tagliando le utenze", aveva detto poco prima in caserma alla polizia stradale, dove si era recata con il marito a protestare per una contravvenzione. La donna era andata con il marito dalla polizia che il giorno prima gli aveva elevato una contravvenzione perché alla guida di un furgone sprovvisto di tagliando assicurativo. I due avevano nel frattempo provveduto a pagare l’assicurazione e volevano ritirare il mezzo. Ma è stato loro spiegato che non era possibile, se non avessero pagato la sanzione di 200 euro. E così in preda alla disperazione, ha tentato di togliersi la vita.