lunedì 25 ottobre 2021

Oltrepassare il ridicolo

I rumors sulla partecipazione di Richard Gere, nel ruolo del testimone, fanno salire alle stelle le aspettative del film sul processo del secolo. «Sarà un kolossal senza precedenti!», assicurano dalla produzione. E c’è da credergli, poiché la presenza del divo hollywoodiano promette un successo internazionale, mettendo impietosamente in ombra gli attori nostrani, Boldi e De Sica, impegnati nel ruolo dei giudici. Basti pensare che la sola presenza di Gere ha già fatto cambiare il titolo del film. Non si intitolerà più “Natale in Tribunale”, come era stato preannunciato. «Basta con questi titoli da cinepanettoni!», sbotta il regista, «non si adattano ad un legal thriller che entrerà nella storia del cinema». E, infatti, per dare un tono esterofilo al prodotto il nuovo titolo sarà: “Non OPEN quell'ARMS”. C’è però un ombra che sta avvelenando gli animi e causando dissapori tra Gere e la produzione. Pare, infatti, che sia stata scritturata anche la stella dei Volturara Appula Studios: il noto attore melodrammatico Giuseppe Conte. 


Inizialmente coinvolto nel ruolo del co-imputato, con un abile cambio di sceneggiatura, anche l’attore di punta pugliese rivestirà il ruolo del testimone. E Gere, ben a conoscenza delle indiscusse capacità recitative di Conte, ne teme la concorrenza. E ne ha ben donde. Non solo Conte, con il suo inconfondibile tono gutturale ormai famoso nel mondo, rischia di sfilargli l’Oscar, ma finanche il titolo di sex simbol. Comunque sia, la produzione assicura che non si è badato a spese. In particolare si preannunciano memorabili i mirabolanti effetti speciali usati nelle scene belliche del blocco navale, nelle quali l’eroica nave della ONG, cannoneggiata dalla costa e bombardata dai cieli, attraverserà il mare in tempesta. «Saranno scene che faranno impallidire il film su Pearl Harbor», assicurano dagli studi cinematografici. Si rimane quindi con il fiato sospeso in attesa dell’anteprima che sarà proiettata nella splendida cornice di Capalbio, con bibite e pop corn generosamente offerti dalla ditta “Gigino Di Maio International”. Poche spese e difficoltà ha incontrato, invece, la produzione nel reperire le numerose comparse che interpreteranno i poveri immigrati stipati nella nave. Ne sono stati trovati a centinaia tra quelli già sbarcati in passato nelle nostre coste e amorevolmente accolti. È bastato cercarli tra i campi di pomodoro, sotto i ponti, nelle baraccopoli e addormentati sulle panchine dei parchi. Figuratevi che non c’è stato neanche bisogno di ricorrere a trucchi e make up per farli apparire smunti, deperiti e dismessi… erano già così.


Salvino Paternò 

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